giovedì 30 maggio 2013

Parliamo di Fermenti PROBIOTICI

Salve a tutti,

prendo spunto da un articolo pubblicato tempo fa (2012) da il Fatto Alimentare

http://www.ilfattoalimentare.it/probiotici-claims-reid-morelli.html


Dei fermenti probiotici le virtù benefiche dichiarate sono molte e vanno da una regolazione della flora batterica intestinale, al rinforzo delle difese immunitarie, ma ci sono anche diciture assai fantasiose che lasciano perplessi. Di certo la flora batterica intestinale può subire squilibri causati dall’assunzione di antibiotici, da una dieta sbilanciata, dallo stress e molto altro, ma ciò non significa che per riportarla alla normalità sia sempre necessario o utile assumere probiotici.

Nel 2010 il settore alimentare ha però subìto un brutto colpo quando l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha bocciato la quasi totalità dei claim salutistici proposti sulle etichette dei prodotti contenenti "probiotici" per insufficienza di prove. L’Agenzia ha rispedito al mittente i dossier che, nella stragrande maggioranza dei casi, erano stati stilati studiando l’effetto dei batteri su persone con qualche patologia. La bocciatura è dovuta al fatto che questi prodotti sono venduti a tutti, e quindi l’effetto vantato deve essere comprovato su una popolazione sana.

Dal punto di vista scientifico la posizione dell’EFSA è giustificata, ma tale rigore ha causato un’impasse notevole alle aziende. I produttori avrebbero dovuto effettuare nuove sperimentazioni ( onerose), rese ancor più  difficoltose dall’assenza – a loro dire – di indicazioni chiare sui requisiti dei nuovi dossier.

Il prof. Lorenzo Morelli, ordinario di Microbiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, esperto di probiotici ed estensore, insieme a Reid, delle Linee Guida del 2001 ha dichiarato «  l’impostazione dell’EFSA, pur condivisibile, è molto rigida e lascia poco spazio per prodotti che non sono farmaci, ma  andrebbero comunque, in molti casi, sostenuti. Non dimentichiamo che l’assunzione di un probiotico può aiutare a risolvere sintomi quali quelli del colon irritabile, oppure a prevenire l’accumulo di colesterolo senza bisogno di ricorrere a farmaci e laddove tali effetti siano sufficientemente dimostrati, il consumo andrebbe promosso anche dalla Sanità.«  

A distanza di un anno circa, il Ministero della Salute (Minsal) ha aggiornato le Linee Guida 
sui probiotici redatte nel 2011.
L'aggiornamento risponde ad alcune critiche sollevate sulla stampa comunitaria
qualche mese fa e volte a sostenere che con tale documento l'Italia si discostava
dall'interpretazione generale secondo la quale il termine "probiotico" è da
considerarsi un claim salutistico generico ai sensi del Regolamento (CE)
n.1924/2006 sulle indicazioni nutrizionali e salutistiche.
Il nuovo testo contiene ora una premessa che spiega e richiama la storia dell'utilizzo
dei probiotici a livello nazionale e ricorda che linee guida sul tema sono state
redatte in Italia ben prima della pubblicazione del Regolamento (CE) n.1924/2006.
In tale premessa si richiama il fatto che "a livello nazionale l'effetto
"fisiologico" volto a favorire l'equilibrio della flora intestinale è sempre stato
considerato utile per la salute e vincolato alla capacità di un probiotico di
colonizzare a livello intestinale grazie all'apporto di un numero sufficiente 
di cellule vive con le quantità di assunzione indicate".
E' inoltre spiegato in maniera più dettagliata la motivazione che ha portato il Minsal a
sostenere che l'indicazione d'uso "Favorisce l'equilibrio della flora intestinale" non
costituisce indicazione salutistica benefica ai sensi del Regolamento claim e che
pertanto non è soggetta a processo di autorizzazione.

Il Minsal ribadisce che, solo i prodotti conformi alle linee guida per il loro contenuto 
di probiotici , risultando plausibilmente in grado di favorire l'equilibrio della flora batterica intestinale alle condizioni stabilite, possono indicare in etichetta tale effetto ed impiegare termini che lo sottendono come "probiotico".


In caso si intenda utilizzare probiotici  nei propri prodotti ed evidenziarne la loro attività 
in relazione all'equilibrio della flora intestinale, si raccomanda, quindi, lo stretto rispetto delle condizioni contenute nelle linea guida (tradizione d'uso, sicurezza, attività e vitalità,
identificazione tassonomica e quantità dei microrganismi); condizioni che, così
come la rivendicazione della condizione d'uso, devono essere rispettate e riferite per
i singoli ceppi microbici, chiaramente esplicitate nella comunicazione, pubblicità, etichettatura del prodotto.

Voi cosa ne pensate?

Alla prossima.


martedì 9 aprile 2013

I Formaggi erborinati tipo Zola

Con la tecnica detta erborinatura si consente lo sviluppo di muffe nella pasta del formaggio con la conseguente comparsa di caratteristiche striature e chiazze blu-verdi. 
I formaggi che subiscono questo processo vengono definiti formaggi erborinati o formaggi a pasta erborinata.
All'estero sono conosciuti come formaggi blu (dal francese fromage bleu, oppure all'inglese blue cheese) a seguito della formazione interna di venature nella pasta che acquistano una colorazione tendente al blu.


L'erborinatura è dovuta alla formazione dei miceli del genere Penicillium (ad esempio Penicillium glaucum per la produzione di Gorgonzola o Penicillium roqueforti usati per la produzione di  formaggio Roquefort e Danish Blue) che si sviluppano durante la maturazione del formaggio. 
Un tempo affidata solo al caso, l'erborinatura è oggi rigorosamente controllata e ottenuta aggiungendo al latte, delle colture selezionate.
Il metodo usato per generare l'erborinatura consiste nel bucare le forme di formaggio con  aghi di metallo durante il periodo della stagionatura; con la dovuta stagionatura, grazie alle proprietà proteolitiche e lipolitiche dei Penicillium, la pasta del formaggio si presenta poi compatta, burrosa, di colore giallo paglierino, effetto dovuto alle muffe blu verdastre, mentre la crosta diviene ruvida, irregolare e con una tipica colorazione giallo-rossastra.
Il sapore del formaggio erborinato varia a seconda dell tipologia, dal dolce burroso del Zola Dolce al sapore intenso e leggermente piccante della versione Export.



Tra i principali "formaggi erborinati" volevo menzionare:
- Gorgonzola DOP
- Castelmagno
- Blu di capra
- Bleu d'Aoste
- Danablu
- Roquefort

Il Gorgonzola DOP

Il Gorgonzola è un formaggio a pasta cruda di colore bianco paglierino, le cui venature verdi sono dovute al processo di erborinatura, cioè alla formazione di muffe.
Di aspetto cremoso e morbido con sapore  caratteristico, di gusto burroso con tonalità leggermente piccanti
 il tipo dolce, mentre di sapore più deciso e forte il tipo piccante la cui pasta risulta più erborinata, consistente e friabile.
Il tipo dolce viene stagionato almeno 60 giorni , mentre oltre 80 giorni il tipo piccante. Entrambi sono prodotti con latte vaccino pastorizzato proveniente da stalle situate nella zona di origine ( Lombardia- Piemonte). 

All'origine le forme vengono marchiate su entrambe le facce piane , ma il consumatore, all'atto dell'acquisto, potrà avere la garanzia dell'autenticità grazie alla visibilità del marchio "G" stampato sullo sfondo della stagnola che avvolge il formaggio, concesso esclusivamente alle aziende autorizzate dal Consorzio, creato nel 1970.


Il Castelmagno DOP


Il Castelmagno è un formaggio a pasta semidura, erborinata, di forma cilindrica con diametro fra i 15 e 25 cm, scalzo fra i 10 e 20 cm e peso compreso tra i 2 e 7 Kg. La crosta, piuttosto fine, è giallo-brunastra, con varianti più scure a seconda della stagionatura, mentre la pasta è bianca o tendente al giallognolo, giallo oro se stagionata, con rare venature verde-blu dovute all'erborinatura, di consistenza compatta e friabile.Il gusto delicato, diventa intenso e piccante a seconda del grado di stagionatura che si protrae dai 2 ai 5 mesi.
È prodotto principalmente con latte vaccino prodotto di due mungiture consecutive (serale e mattutina), proveniente dai comuni di Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana in provincia di Cuneo; viene talvolta addizionato con latte caprino od ovino in percentuali che non superano mai il 20%

Il Blu di capra

Di forma cilindrica, con facce piane e scalzo dritto, il peso è di circa 1,5 Kg; la crosta è leggermente rugosa e di colore bianco-giallo; la pasta è uniforme, cremosa, di colore avorio ed erborinata, con occhiatura assente. Prodotto in tutta la regione  Lombardia.
Viene prodotto con  latte intero caprino, portato a +33/34°C a cui vengono aggiunti spore di Penicillium roqueforti, quindi cagliato. La cagliata viene rotta grossolanamente e fatta sostare in caldaia per 30’; viene successivamente ancora rotta con la lira alle dimensioni di noce e tenuta in agitazione per altri 30’. Viene fatta sostare in caldaia per 5’, quindi estratta e trasferita nelle forme. La forma viene rivoltata ogni 12 ore e salata a secco ad ogni rivoltamento per 3 giorni a +23/24°C. Le forme vengono quindi forate per permettere l’ingresso dell’aria che consente la formazione di muffe e rivestite con carta stagnola.Il formaggio viene quindi stagionato in cella frigorifera a +4°C per 7 giorni e a +9°C per 10 giorni. Viene quindi tolta la carta stagnola, facendo proseguire la maturazione fino a 3 mesi con rivoltamenti e pulizia mediante spazzolatura con acqua e sale.


Il Bleu d'Aoste


Formaggio semicotto di latte vaccino intero pastorizzato, fabbricato con latte intero pastorizzato di bovine di razza valdostana (razze Valdostana pezzata rossa e Valdostana pezzata nera), raccolto solo da allevamenti valdostani sopra i 600/700 metri s.l.m. . La stagionatura è compresa tra 90 e 120 giorni . E' un formaggio di pasta morbida, compatta, di colore bianco, con caratteristica erborinatura.
Il Bleu d'Aoste ha vinto la medaglia d’Oro, nella categoria formaggi erborinati, sia nella 4ª Olimpiade dei Formaggi di Montagna, svoltasi nell'Ottobre 2005 a Verona, che nella 6ª svoltasi nell'ottobre 2007 a Oberstdorf (Germania).

Il DanaBlu IGP ( Danish Blue)

Il Danablu è un formaggio tradizionale prodotto su tutto il territorio della Danimarca.
Dal giugno 1996, a livello europeo, la denominazione Danablu è stata riconosciuta indicazione geografica protetta (IGP), e nel 2012 è stata pubblicata una domanda di modifica del disciplinare di produzione.
Viene prodotto da latte vaccino,e si presenta di forma cilindrica  del peso di 2-3 Kg , con una pasta erborinata da semidura a molle, Viene stagionato fino all'apparizione della muffa di colore blu. Ha un tenore di grassi superiore al 50 %  .


                                                                  ll Roquefort

Il Roquefort è un formaggio francese, erborinato, prodotto con latte di pecora, originario di Roquefort-sur-Soulzon (Francia centrale). La caratteristica principale del Roquefort è la presenza di caratteristiche venature di color blu-verdi , dovute all'azione di  Penicillium roqueforti .Tale muffa viene tradizionalmente coltivata sopra una pasta di pane di segale e grano. Il formaggio, di forma cilindrica del peso di circa 3 kg. viene fatto maturare in un sistema di grotte in cui temperatura e umidità rimangono costanti nel tempo. 
Il gusto varia a seconda del tempo di maturazione, che può andare dai tre ai nove mesi.
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Sicuramente gli "erborinati"  non sono formaggi di facile tecnologia, ognuno con le proprie caratteristiche, ma che si sono fatti conoscere ed apprezzare da tanti consumatori di tutto il mondo durante il corso della storia. Basti pensare al successo del Gorgonzola DOP Italiano, tanto apprezzato anche all'estero.
Un consiglio ai nuovi produttori; quando decidete di proporre un vostro nuovo Formaggio erborinato, cercate di "battezzarlo" con un suo "proprio nome specifico". Oltre a sentirlo maggiormente una "vostra creazione"...eviterete anche eventuali problemi tipo quello  riportato da una recente vicenda avvenuta nella provincia di Varese!

"Vende gorgonzola di capra e si becca una denuncia" 15 marzo 2013


Alla prossima!




martedì 12 marzo 2013

Intolleranza al Lattosio



In caso di intolleranza al lattosio, i medici solitamente indicano di adottare un regime alimentare che preveda un ridotto apporto di alimenti ricchi di lattosio ( Latte, latticini, formaggi freschi, biscotti con latte o burro, cioccolato al latte, gelati ecc.). 
È consigliabile quindi un'attenta lettura delle etichette dei prodotti alimentari dal momento che il lattosio è presente in moltissimi cibi pronti. 



La riduzione di alimenti contenenti lattosio porta purtroppo con sé una diminuzione dell'apporto di calcio con la dieta. E' consigliabile quindi evitare diete fai da te.
Molto spesso l’intolleranza al lattosio viene associata o confusa con quella alle proteine del latte, questo accade in quanto l’evento scatenante è l’assunzione di latte e/o derivati; tuttavia queste due tipologie di intolleranze sono totalmente differenti.



L’intolleranza al lattosio si manifesta in modo direttamente proporzionale alla quantità di lattosio assunta (a questo scopo esistono in commercio molti prodotti a basso contenuto di lattosio), 
mentre l’intolleranza alle proteine del latte si manifesta indipendentemente dalla dose assunta.

( per approfondimenti http://www.ilfattoalimentare.it/quanto-lattosio-per-lefsa-lintolleranza-dipende-troppo-dalla-sensibilit.html )



L’intolleranza al lattosio è legata, come forse già sapete, alla carenza, o mancanza nell'organismo dell’enzima "lattasi" e quindi all'impossibilità di scindere il lattosio in zuccheri semplici ( galattosio e glucosio); questo si traduce sostanzialmente in una difficoltà di assorbimento degli stessi, e come conseguenza possono sorgere fastidiosi sintomi  quali ad esempio gonfiore, stitichezza, stanchezza cronica, attacchi intestinali ecc ecc.

Cosa diversa è invece l’intolleranza alle proteine del latte, (caseine, sieroproteine) ; le principali responsabili di allergie e intolleranze sono proprio le caseine le quali possono provocare disturbi gastrointestinali, respiratori o cutanei. E' quindi opportuno effettuare test specifici per verificare l'origine dei disturbi.

Se il grado di intolleranza non è particolarmente grave, gli amanti dei prodotti caseari, , possono introdurre nella dieta formaggi quali il Grana, Parmigiano, Cheddar, l'Edam, l'Emmental  che sono caratterizzati da uno scarsissimo contenuto di lattosio. 
Questa caratteristica è dovuta essenzialmente alla tecnologia adottata per i formaggi a pasta lavata, "pressati" e stagionati. Maggiore è la stagionatura del Formaggio, minore sarà la presenza di Lattosio residuo.

Cosa diversa invece per il latte e i formaggi freschi.
A titolo informativo questi sono i valori medi di Lattosio contenuti nel latte e derivati:
-Latte vaccino 4,5%
-Latte di Pecora 4,5%
-Latte di Bufala 4,9%
-Latte di Capra 4,2%
-Yogurt intero 3,2%
-Ricotta vaccina 4,0%
-Gelato 2,5%

Oggi la tecnologia casearia consente di produrre Latte, Yogurt, Gelati e Formaggi e freschi a ridotto contenuto di Lattosio.
In pratica con l'aggiunta al latte di partenza di un particolare enzima 
( Betagalattosidasi http://it.wikipedia.org/wiki/Beta-galattosidasi) , dopo idonea fermentazione, otterremo un latte "delattosato", più precisamente il Lattosio si sarà scomposto nei due zuccheri più semplici e quindi maggiormente digeribili ( Glucosio e Galattosio). Da questo latte potremo quindi produrre Yogurt, Primo Sale e Mozzarella a ridotto contenuto di Lattosio.
Ovviamente per adottare questa tecnologia è necessaria idonea autorizzazione del Ministero della Salute tramite la ASL locale.
Resto disponibile ad approfondire il tema.

Alla prossima.

sabato 16 febbraio 2013

Arriva il latte di Cammella!

Salve a tutti,

prendo spunto da un articolo pubblicato recentemente dal sito "Quale Formaggio"

http://www.qualeformaggio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1262:via-libera-di-bruxelles-al-latte-di-cammella-del-dubai&catid=60:attualita&Itemid=12



Via libera di Bruxelles al latte di cammella del Dubai


La Commissione Europea (Dipartimento per la Salute e la Politica dei Consumatori) ha autorizzato la scorsa settimana l'importazione in Europa del latte di cammella e di alcuni suoi derivati provenienti dall'Emirato di Dubai. L'autorizzazione prevede che i prodotti possano essere venduti sul mercato europeo solo successivamente ai necessari controlli sanitari.
L'apertura dell'Europa a questa realtà è il primo risultato concreto che scaturisce da un negoziato durato quasi cinque anni tra Emirati Arabi ed Unione Europea e che ha incluso una serie di analisi e sopralluoghi nella aziende di confezionamento e trasformazione e negli allevamenti del Paese.

Il latte di cammella ha una quota di grassi inferiore rispetto al latte di vacca ed ha più ferro e magnesio. La Fao stima che la produzione annua di latte di cammella si aggiri attorno ad 1,3milioni di litri, 40mila dei quali provenienti dagli Emirati Arabi Uniti. Il suo uso non è esclusivamente alimentare, essendo venduta una discreta quota nel settore dell'igiene personale, per la produzione di saponi di alta qualità.

16 febbraio 2013



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Il mercato europeo rappresenta un enorme potenziale per il latte di cammella, anche e soprattutto per  i suoi derivati.
Nei Paesi arabi è infatti soprannominato  '' l'oro bianco del deserto'' !
Non solo  yogurt e formaggi, ma anche i più' sofisticati prodotti dolciari ed alimentari: 
milk shake, cappuccini e costose linee di cioccolato. 
Da evidenziare il fatto che per ottenere la coagulazione "presamica" e poter produrre formaggio, si deve necessariamente ricorrere ad "enzimi" diversi dal "caglio animale".
Recentemente sono stati immessi sul mercato "enzimi specifici " (ottenuti per fermentazione microbica) che riescono a coagulare in modo ottimale il latte di cammella.

Il potenziale dei consumi del cosiddetto "oro bianco del deserto" , in Europa e nel mondo, e' altissimo. 
La Fao ha stimato il volume del mercato mondiale del latte di cammella a 10 miliardi di dollari. 



Il latte di cammella, pur incontrando ancora qualche resistenza nel palato e nell'immaginario occidentale  ha, dalla sua, diversi vantaggi: 
rispetto al latte vaccino vanta
- meno della meta' dei grassi, il 40% di minor incidenza sul colesterolo, 
- tre volte maggiore il contenuto in Vitamina C.
Risulta inoltre ad alta digeribilità  per la fortissima somiglianza con il latte materno
e va bene per chi soffre di intolleranze al lattosio o ha altre allergie alimentari. 

Un gruppo di ricercatori emiratini ha recentemente annunciato la creazione di un farmaco per il trattamento dei tumori ricavato da una combinazione di sostanze di latte e urina mentre le proprietà  cosmetiche dell' ''oro bianco'' sono un antichissimo segreto delle donne locali.

Una volta aperti i mercati europei, sostengono alcuni allevatori, non e' escluso che gli attuali cammelli emiratini, principalmente allevati per le corse , non siano più  sufficienti a soddisfare la richiesta (stimata a dieci volte l'attuale) e si debba ricorrere all'importazione da altri Paesi della regione per aumentare la riproduzione.

Voi cosa ne pensate?

Alla prossima


lunedì 11 febbraio 2013

La sanificazione dell'aria confinata.



In generale, quando si parla di igiene ambientale in ambito alimentare,
 si fa quasi sempre riferimento alla detersione e sanificazione delle superfici
dure, delle attrezzature, dei pavimenti, delle pareti e di quant'altro fisicamente
contenuto negli ambienti, mentre solo  raramente si considera che l’igiene
personale degli operatori e l’aria confinata,  sono due aspetti altrettanto
importanti per il raggiungimento di “ ottimi risultati produttivi” .



Un tipico esempio è rappresentato dalle proliferazioni di muffe, sulle pareti e soffitti
dei locali di lavorazione, stagionatura e stoccaggio, che dovranno necessariamente
essere rimosse con appropriate metodologie di detersione/sanificazione e non certamente con un semplice trattamento aereo.



In ogni ambiente di lavoro e di produzione si è stimato che, in condizioni
ritenute normali, possa essere presente una quantità di particelle  compresa tra 
7 e 350 milioni per ogni metro cubo di aria confinata.
Queste particelle sono prevalentemente costituite da materiale amorfo,
( in genere si parla di pulviscolo ) ma possono essere presenti anche notevoli
quantità di contaminanti organici rappresentati da batteri, lieviti, muffe, spore,
virus, ecc. …


Oltre a questo, bisogna ricordare che circa il 97% delle particelle che si
muovono in aria non sono visibili ad occhio nudo, e ciò diventa un serio
problema all'atto dell’applicazione delle procedure di detergenza e
sanificazione, dato che non esisteranno dei riscontri oggettivi immediati del
lavoro effettuato.

La possibilità di tenere sotto controllo  questo tipo di contaminazione passa
necessariamente attraverso una serie di valutazioni, in primo luogo
l’identificazione delle fonti in grado di generarle
  • L’uomo rappresenta certamente una delle fonti principali nonché un veicolo        importante alla stessa movimentazione;
  • i macchinari, le attrezzature in genere
  • i materiali e lo stesso prodotto alimentare
 Oltre a quanto generato direttamente all'interno di un ambiente, una grossa
quantità particellari circolante è di derivazione esogena, essendo
veicolata  tramite i flussi di aria provenienti dall'esterno,attraverso porte e
finestre, dai generatori di aria che  pescano dall'esterno, dalla stessa
movimentazione del personale, dai carrelli per lo spostamento dei materiali e
dalle materie prime stesse.

Il risultato finale è comunque quello di un inquinamento con caratteristiche di
composizione in continuo cambiamento sia per quantità che per qualità.
Da qui l’esigenza di un serio piano per l’abbattimento ed il successivo
controllo nel tempo di queste sorgenti di contaminazione.

  
METODI DI SANIFICAZIONE ARIA CONFINATA

La Filtrazione dell’aria

L’allontanamento dei contaminanti aerei dall’ambiente produttivo deve
essere un processo costante e continuo nel tempo e può essere realizzato
in modo “meccanico” attraverso adeguati sistemi di filtrazione dell’aria,
dimensionati per la cubatura del locale da trattare, e
modulati sulle necessità del sistema produttivo, in grado di trattenere tutto
il particellato circolante, organico ed inorganico, creando un flusso di aria
praticamente “sterilizzata”.

La filtrazione dell’aria rappresenta quindi un metodo ottimale per
proteggere igienicamente l’aria ambientale confinata a condizione di poter garantire
l’isolamento dei locali dal possibile afflusso di corrente
dall'esterno, pena l’inutilità del trattamento.

Questo tipo di metodologia viene  espressa nella tecnologia
delle Camere Bianche, ovvero di quei locali in cui la concentrazione delle
particelle viene mantenuta entro limiti specifici anche al variare di tutti quei
parametri come temperatura, umidità  e pressione in grado di alterare il
quantitativo in circolo.
L’abbattimento delle particelle contaminanti si realizza utilizzando dei filtri assoluti HEPA
(High Efficiency Particulate Airfilter), disponibili con varie efficienze che
vanno dal 95% su particelle da 0,3 micron,
fino al 99.9% su particelle da 0,12 micron, in grado di determinare la rimozione completa anche di tutti i microrganismi aerotrasportati.                     


I vantaggi  che si ottengono con la filtrazione possono essere cosi elencati:
  • eccellente resa igienica
  • inutilizzo di prodotti chimici
  • possibilità di soggiornare nei locali durante i trattamenti.

A fronte di questo si deve però ricordare che
sia l’investimento iniziale per approntare sistemi di questo tipo
che la gestione successiva risulteranno di entità  elevata.
Anche il dispendio energetico per tenere in funzione l’impianto è notevole,
andando ad incidere sul computo globale del costo del sistema.
In ultima analisi  è doveroso ricordare che per ottenere ottimi risultati questo
tipo di sistema, è  applicabile soprattutto per piccole e medie realtà in
cui si abbiano ambienti di lavoro non troppo grandi (tipico il caso di
cliniche, ospedali, piccoli laboratori alimentari, piccole industrie
farmaceutiche, ecc…), mentre per siti produttivi di grandi dimensioni
applicare una filtrazione spinta, in grado di eliminare dall'aria anche la
componente batterica, a tutti gli  ambienti di lavorazione appare
sicuramente abbastanza arduo.


In tali situazioni è però possibile  ricorrere almeno ad una filtrazione
“grossolana” dell’aria, specialmente se questa viene convogliata
dall'esterno, in modo da eliminare tutto quel particellato che si presenta
con una granulometria maggiore.

  
Irraggiamento con radiazioni ultraviolette (UV)



Questo tipo di trattamento risulta abbastanza limitativo e non può essere
applicato come unico sistema di trattamento dell’aria confinata, ma deve
necessariamente essere affiancato ad altre tipologie fisiche o chimiche.
L’irraggiamento tramite UV è un sistema che sfrutta la capacità germicida
dei raggi ultravioletti, i quali vengono emessi da apposite lampade
posizionate all'interno degli ambienti da trattare.
Una variante di questo sistema prevede la possibilità di creare un flusso
d’aria attraverso la lampada stessa, in modo da effettuare un trattamento
su cubature maggiori.
Il vantaggio principale di questo sistema è dato dalla possibilità di trattare gli ambienti 
senza lasciare alcun residuo (fatta eccezione per un leggero arricchimento di ozono 
negli strati d’aria in prossimità del generatore).
A fronte di questo si hanno una serie di svantaggi legati
alla impossibilità nel trattare le zone distanti dalle  lampade e quindi alla necessità di
ricorrere ad un numero molto elevato  di emettitori;
questi a loro volta devono necessariamente essere soggetti a periodiche manutenzioni
visto che l’emissione di UV alla lunghezza  d’onda richiesta avviene solo in un
numero stabilito di ore di funzionamento, trascorse le quali si perde in
efficacia nonostante si abbia ancora emissione di luce.
Anche la presenza del personale durante l’utilizzo appare sconsigliata vista
la possibilità di creare irritazioni alla cornea e danni alla vista.



La nebulizzazione

 

In questo caso la metodica prevede la dispersione nell'ambiente di
goccioline o per meglio dire di micelle aventi un diametro superiore a 30 micron. 
Con queste dimensioni si otterrà  una minore capacità di  permanenza in
sospensione nell'aria, con  la possibilità di lasciare le superfici bagnate.


L’aerosolizzazione



I trattamenti di aerosolizzazione prevedono invece, come codificato anche
nella Farmacopea più aggiornata, la creazione di micelle sospese in un gas
(aria) aventi dimensioni comprese  tra 0,5 e 5 micron.
In questo caso  parleremo di aerosol “vero” o anche “secco”, visto che il risultato
che si ottiene è quello di una dispersione in grado di non bagnare le superfici e di
saturare per tempi più lunghi gli ambienti in cui è avvenuta l’erogazione.
La definizione , trascura però un aspetto estremamente
importante riguardo la carica elettrica che queste micelle possiedono e che
deriva soprattutto dal metodo di formazione dell’aerosol, in conseguenza
dei fenomeni di attrito e sfregamento all’atto della micronizzazione. 
È appunto questa carica elettrica, che si presenta sempre di una solo segno
unitamente ai fenomeni di vibrazione delle singole goccioline, che rende
possibile la stabilità di sospensione e  di azione nel tempo. Le particelle
create con i trattamenti di aerosolizzazione sono inoltre dotate di una
tensione superficiale tale da creare una sorta di membrana elastica, che
non permette alle micelle di bagnare le superfici con cui vengono a
contatto. In particolare questa tensione superficiale risulta inversamente
proporzionale al loro raggio, per cui  più le micelle sono piccole e minore
sarà la possibilità che il contenuto  acquoso venga a contatto con le
superfici. 

Il meccanismo di funzionamento degli aerosol disinfettanti passa attraverso
successive fasi :
1)  in un primo periodo le micelle sospese in aria,
venendo a contatto con il “pulviscolo”, tendono ad inglobarlo in un film di
soluzione disinfettante che inizia a svolgere la propria attività biocida,

2) in un secondo momento questo sistema così appesantito sedimenta al suolo,
dove viene completata l’azione di sanificazione.

La doverosa premessa riguarda la possibilità di utilizzare una vasta gamma di
formulati ad azione sanificante,

Aldeide glutarica
Rappresenta di certo il migliore principio attivo ad oggi utilizzabile in grado di coprire tutto lo spettro delle forme microbiche presenti con una tossicità
relativamente accettabile. Presenta un proprio odore caratteristico
leggermente pungente per cui occorre attendere un certo lasso di tempo
prima di utilizzare nuovamente le strutture.

Derivati dell’ammonio quaternario
I formulati su questa base biocida possiedono una facilità di utilizzo
notevole alla quale non è però corrisposta un’attività altrettanto buona,
vista la poca efficacia nei confronti dei batteri gram-negativi.
Il loro impiego risulta estremamente utile nel caso di situazioni di inquinamento non eccessivamente preoccupanti, in cui si voglia completare in modo perfetto il trattamento di sanificazione della struttura produttiva.

Prodotti iodofori
Si tratta di formulati che possiedono una rapida azione abbattente sulle
forme vegetative associata ad una blanda azione sporigena. Lo svantaggio  legato all’utilizzo di questi prodotti è  dovuto alla possibilità
di lasciare sulle pareti aloni colorati,  cosa  che ne limita notevolmente
l’impiego.

Biguanide
Biocida dall'efficacia buona sulle forme vegetative ma inefficace sulle spore,
associa comunque all'estrema facilità nella sua gestione una tossicità molto
bassa. La capacità di attività residuale rappresenta spesso per questo principio attivo un enorme pregio.
  
In ultima analisi la scelta del prodotto più  appropriato deve dipendere
  • dalla  tipologia di inquinamento microbico che si vuole risolvere  (muffe, spore, carica batterica generica,…),
  • dalla struttura dei  locali da sanificare
  • dalla stessa natura dei principi attivi (ad esempio se antagonisti di altri biocidi usati sulle superfici dure).


La Fumigazione



I fumiganti  ( a base di ortofenilfenolo ,Caolino, ecc.)  sono velenosi e si usano solo in quei locali che si possono chiudere ermeticamente: magazzini, mulini, ripostigli di cereali ed altri luoghi che debbano essere disinfettati. Il sistema è considerato un processo particolarmente pericoloso per l'uomo. Generalmente  i prodotti “fumiganti” devono essere in possesso di particolari caratteristiche e restrittive certificazioni ufficiali per il suo utilizzo,così come per il trasporto dei materiali chimici  che sono fortemente tossici
Si deve evitare la presenza di persone, animali, prodotti e vegetali all’interno dei locali dove si prevede effettuare il trattamento.
Non bisogna entrare nei locali durante il trattamento di fumigazione.
In caso di assoluta necessità, bisognerà indossare una idonea maschera protettiva delle vie respiratorie (esempio A2B2E2K2 + P3), una tuta protettiva, occhiali protettivi e guanti protettivi.
E’ usuale posizionare la capsula nell’ambiente da trattare, dare inizio alla fumigazione e lasciare agire il prodotto per 12/24 ore

La scelta dei metodi di trattamento ambientale dovrà pertanto essere eseguita con molta attenzione da parte del Responsabile della Produzione degli alimenti.

Resto disponibile ad approfondire il tema.

Alla prossima