giovedì 31 maggio 2012

del Formaggio TOMA


Tipologia

Con il termine TOMA, usato, non solo nella regione Piemonte, viene indicata una serie di formaggi di produzione prettamente artigianale, di origini antiche, prodotti principalmente nelle province di Torino, Cuneo, Biella, Novara, Vercelli, Asti, Alessandria.
Sono formaggi che si degustano stagionati dai 20 ai 60 gg. ed oltre


All'interno della famiglia delle Tome (d'Alpeggio, della Valsesia, del Bot, di Balme, di Lanzo ecc.) quella Piemontese è  la più diffusa,  ed è l'unica al momento in possesso del riconoscimento DOP.

CENNI STORICI

Pare che il nome "Toma"  derivi dal termine "tomare" (ossia cadere) riferendosi  alla "precipitazione della caseina del latte per azione del caglio" .

 FORMA E DIMENSIONE

E' un formaggio tenero, di forma cilindrica ( largh  cm 15-35 alto 6-8) , di pezzatura variabile (da kg 2 a 8 ) con crosta liscia, elastica, di color paglierino, al bruno rossastro. 
La pasta è compatta elastica e può presentare delle leggere occhiature.




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ASPETTO DELLA PASTA E CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE.

Della "Toma Piemontese" esistono due diverse tipologie:

-Toma Piemontese  Tenera

-Toma Piemontese Semidura

La Toma Piemontese Tenera si ottiene da latte intero di una sola mungitura;  dopo la stagionatura   ( per le forme grandi di almeno 60 gg.) si presenta con una crosta elastica e liscia, una pasta color bianco, tenera, elastica, con occhiatura minuta e diffusa ( in alcuni casi manca), aroma delicato e di sapore dolce e gradevole.

La Toma Piemontese semidura invece si ottiene da latte  di due mungiture parzialmente scremato per affioramento, e dopo la stagionatura   ( per le forme grandi di almeno 60 gg.) si presenta con una crosta poco elastica e rustica, una pasta di color paglierino, consistente, con occhiatura minuta e diffusa , aroma fragrante e di sapore intenso ed armonico.

Una nota per la Toma di Balme,  fatta con latte vaccino a cui si può aggiungere una modica quantità di latte di Capra o Pecora.





TECNICA DI PRODUZIONE


Nel caso di produzione di Toma Stagionata, consiglio l'uso di colture di Fermenti lattici in forma mista ( Mesofili / Termofili) con predominanza Mesofili "eterofermentanti", produttori di aroma e gas (CO2) utili alla formazione di piccola occhiatura.

Conservazione
Una volta acquistata porzionata, il formaggio Toma va conservato in frigorifero, avvolto in carta vegetale, preferibilmente chiuso in un contenitore onde evitare di far assorbire al formaggio gli aromi delle altre vivande.

Abbinamenti Gastronomici
La Toma Tenera, è un buon formaggio da tavola, e si degusta al naturale con pane casareccio, integrale, o alle noci; si impiega per mantecare risotti, per condire gnocchi, negli sformati, frittate  e nelle omelette. Ad Oropa (BI) è ingrediente di base della tradizionale "Polenta Concia" 



La Toma semidura invece, oltre ad essere un buon formaggio da tavola, accompagna in modo gradevole l' insalata di sedano, patate al forno, e viene utilizzata nella preparazione della "fonduta" oltre che nei risotti, e tortini salati.





Abbinamenti Enologici
Le Tome giovani si degustano  accompagnate da vini bianchi ben caratterizzati (tipo Vermentino).


Le Tome stagionate invece si accompagnano meglio con del rosso, di media corposità tipo Dolcetto

A presto!

mercoledì 25 aprile 2012

Il TALEGGIO D.O.P. e altri formaggi a crosta lavata.

Tipologia

appartiene alla categoria dei formaggi cosi detta "a crosta lavata".
La caratteristica principale  da cui ne deriva il nome della categoria, è la pratica tecnologica che prevede ripetuti e periodici lavaggi della crosta con soluzione di acqua e sale ( compreso la flora microbica caratterizzante).


Questa tipologia di formaggi molli  hanno una elevata umidità della pasta e sono caratterizzati da una maturazione  "centripeta"        ( dalla parte esterna del formaggio, evolve verso l'interno).
Altra caratteristica che differenzia questi formaggi dagli altri di tipo molle, è la formazione di una crosta rossastra dovuta alla interazione di microrganismi caratteristici tra cui il "Brevibacteruim lineens"


Il Taleggio è un formaggio molle, grasso, a pasta cruda, 
prodotto esclusivamente con latte di vacca, intero.

La salatura è effettuata a secco e la maturazione avviene in 40 giorni circa

CENNI STORICI

Il Taleggio è un formaggio di origini antichissime, forse anteriori al X secolo. 
Documenti risalenti al 1200 fanno riferimento ai commerci e agli scambi di cui era oggetto il Taleggio, insieme ad altri formaggi. 
La zona d'origine è la zona tra la Valsassina e la Val Taleggio, da cui deriva il nome del formaggio, in provincia di Bergamo.
Gli abitanti delle valli, avendo l'esigenza di conservare il latte eccedente il consumo diretto, iniziarono a produrre del formaggio che, una volta stagionato in "grotte" o casere di vallata, poteva essere scambiato con altri prodotti o commercializzato.
Crescendo sempre più il consumo di Taleggio, la produzione si è progressivamente estesa nella pianura Padana, dove hanno cominciato ad operare molti caseifici, generalmente di piccole e medie dimensioni, i quali sono riusciti ad equilibrare la tecnologia produttiva tradizionale, mantenutasi sostanzialmente la medesima, con le innovazioni tecnologiche susseguitesi in quasi mille anni di storia.

 FORMA e DIMENSIONE

Il formaggio  Taleggio ha forma quadrata con lati di cm 18-20 , scalzo di cm 5-7 
 e peso compreso tra kg 1,7 e 2,2

Altre tipologie di formaggi similari possono avere anche forma "tondeggiante" con peso attorno a kg 2

La crosta è rugosa, morbida e sottile con tonalità avorio, tendente al rosato, con striature  di muffe color salvia e grigie

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ASPETTO DELLA PASTA e caratteristiche organolettiche.

La pasta molle , di color paglierino chiaro, è morbida vicino alla crosta e maggiormente friabile nella parte interna del formaggio.
La consistenza è elastica , compatta con presenza di piccole occhiature.
Odore caratteristico, marcato di latte, con tendenza al profumo di "tartufo" soprattutto vicino alla crosta.
Il sapore è dolce, caratterizzato da una punta acidula, leggermente aromatico, e se stagionato, può tendere al saporito/piccante.


TECNICA DI PRODUZIONE



VORREI EVIDENZIARE LA PARTICOLARITÀ' DEI FORMAGGI A CROSTA LAVATA CHE ,
 PER LA BUONA RIUSCITA, DEVONO ESSERE RIVOLTATI E LAVATI REGOLARMENTE 
( settimanalmente).
SE SI DESIDERA UNA COLORAZIONE ROSSASTRA, CONSIGLIO  UNA SOLUZIONE DI ACQUA CON AGGIUNTA DI COLTURA "Brevibacteruim lineens"  ,  e SALE .

Conservazione
Questa tipologia di Formaggi si conservano a +4/6°C avvolti in carta vegetale e mai in pellicola di plastica o sacchetti  che impediscono il passaggio di aria alterandone la corretta maturazione.

Abbinamenti Gastronomici
Questi Formaggi vanno tolti dal frigo almeno 30 minuti prima di portarli in tavola.
Particolarmente  gustoso se passato al forno e servito "fondente" per condire Polenta, gnocchi e Patate bollite;
tagliato a dadi si usa anche per farcire omelette, tortini e focacce.




Abbinamenti Enologici
Ottimo se accompagnati da vini bianchi di buon corpo ( Terre di Franciacorta) ma anche con del rosso, giovane e fresco tipo Grignolino del Monferrato Casalese.

A presto!

mercoledì 21 marzo 2012

Pulizia e Sanificazione in Caseificio

Salve a tutti,
parliamo di un argomento che non riguarda direttamente il "fare formaggio", ma che piuttosto contribuisce a "far bene il buon formaggio".
Dobbiamo pensare oltretutto che, come per ogni buon procedimento di produzione di un alimento, è buona norma ( oltre che previsto dalle indicazioni di legge sanitaria) , prima e dopo la preparazione dell'alimento stesso, procedere ad una "corretta pulizia e sanificazione" degli ambienti e delle attrezzature.



Partiamo innanzitutto dai requisiti minimi strutturali del caseificio e, a titolo di esempio, riporto letteralmente le indicazioni previste da una ASL della regione Piemonte:


REQUISITI STRUTTURALI MINIMI DEI CASEIFICI AZIENDALI.

si richiamano i requisiti strutturali minimi che i caseifici aziendali
devono possedere per poter ottenere l’autorizzazione sanitaria ai sensi della Legge 283/62 e
del DPR 327/80.

Locale per il deposito del latte e per il lavaggio di recipienti e attrezzature
· dimensioni sufficienti per ospitare:
* serbatoio frigorifero;
* lavandino per lavaggio dei contenitori e delle attrezzature;
· dotato di pavimenti lavabili (piastrelle, resine, ecc..) con pendenza verso chiusino
  dotato di sifone;
· Le pareti lavabili (piastrelle o smalto lavabile) sino ad almeno 2 m. di altezza;
· Le porte devono essere costituite o rivestite in materiale lavabile;
· Il locale deve essere dotato di lavandino (meglio se in acciaio) di adeguate dimensioni, 
  fornito di acqua corrente calda e fredda, per il lavaggio di recipienti e utensili impiegati nella
  lavorazione del latte;
· L'aerazione ed l' illuminazione devono essere sufficienti (finestre apribili, orientativamente, 
  di dimensioni totali pari ad almeno 1/8 della superficie del pavimento, munite di reti antimosche).



Locale di lavorazione (caseificazione)
· dimensioni sufficienti per ospitare caldaia, tavolo di lavorazione e lavandino; quest’ultimo,
   fornito di acqua calda e fredda, deve essere dotato di un rubinetto con comando non
   azionabile manualmente;
· recipienti di caseificazione idonei alla lavorazione degli alimenti;
· dotato di pavimenti lavabili (piastrelle, resine, cemento lisciato ecc..) con pendenza verso 
  chiusino con sifone;
·  Le pareti lavabili (preferibilmente piastrelle) sino ad almeno 2 mt. di altezza;
·  Le porte in materiale lavabile;
· camino o estrattore di vapore (cappa o aspiratore), se si utilizza un fornello a gas (in regola
   con norme antincendio);
· aerazione ed illuminazione sufficienti (finestre apribili di dimensioni totali orientativamente
   pari ad almeno 1/8 della superficie del pavimento, munite di reti antimosche);
· una apposita presa d’acqua per l’attacco delle attrezzature di lavaggio delle pareti,  del
  pavimento e dei tavoli di lavoro;
· tavolo/i di lavorazione in materiali facili da lavare e idonei al contatto con gli alimenti (es.:
acciaio inox, marmo, materiali plastici per alimenti);
· armadio per il deposito di sale, caglio, spezie ed aromi.


Locali per il deposito dei prodotti freschi, la maturazione e la stagionatura.
I prodotti caseari freschi possono essere depositati anche nel locale di caseificazione, a
condizione che non si ostacoli la lavorazione e le operazioni di pulizia del locale.
Fatte salve le deroghe per le superfici di contatto e per i requisiti dei locali di maturazione e
stagionatura previste dalla Decisione 97/284/CE, si ritiene sufficiente la presenza di  pavimenti
lavabili (es. battuto di cemento), pareti lisce (intonacate) ed adeguata aerazione.




Locale o semplice armadio per il deposito delle sostanze non destinate all'alimentazione, in
particolare,  disinfettanti e detergenti
Le attrezzature ed i prodotti non pertinenti con la lavorazione del latte e derivati (attrezzature
di pulizia, disinfettanti, detergenti ecc.) devono essere custoditi in apposito locale o in armadio
chiudibile.

Servizi igienici
Devono avere i seguenti requisiti:
· non devono comunicare direttamente con i locali di lavorazione;
· Il lavabo con comando non manuale fornito di sapone liquido ed asciugamani a
   perdere;

Spogliatoio
E' opportuno disporre di un vano (può anche essere l’antibagno oppure un corridoio) ove
potersi cambiare d'abito prima e dopo la lavorazione nel caseificio.
Devono essere disponibili armadietti individuali lavabili e disinfettabili, provvisti di doppio
scomparto per il deposito separato degli indumenti personali e di quelli usati per il lavoro e con
tetto inclinato.

Locale di vendita diretta al consumatore finale
Qualora la vendita diretta al consumatore si effettui presso l’azienda, è opportuno disporre di
un locale, anche di piccole dimensioni, con i seguenti requisiti minimi:
· pavimento lavabile (piastrelle, cemento lisciato, resine ecc.) e pareti lisce e lavabili;        
· piano di vendita in materiale lavabile e idoneo al contatto con gli alimenti;
· un lavabo facilmente raggiungibile dal locale di vendita;

Altri requisiti 
L’accertamento dei requisiti di potabilità delle acque utilizzate nella produzione di alimenti e la
valutazione dei sistemi di allontanamento dei reflui spettano al SISP ed all’ARPA.
A scopo orientativo si esemplificano tuttavia i requisiti minimi indispensabili all’avvio di nuove attività o
al mantenimento di attività in corso.

  1. Acqua potabile
L’acqua utilizzata nel caseificio deve avere i requisiti di potabilità; nel caso in cui l’acqua non
provenga da pubblici acquedotti (es. pozzo o sorgenti private) sono necessari periodici
controlli chimici e batteriologici.
Ad eventuali riscontri batteriologici sfavorevoli può essere posto rimedio con la bollitura, la
clorazione o l’impiego di potabilizzatori a raggi UV.



     2.  Smaltimento dei residui di lavorazione
I residui della lavorazione del latte (siero di latte), costituiscono una possibile fonte di
inquinamento da sostanze organiche, qualora vengano dispersi nell'ambiente. Fatta salva la
possibilità  di impiego del siero di latte, previo riscaldamento, nell’alimentazione dei suini,
l’autorizzazione per gli scarichi e le relative istruzioni competono all’ARPA.

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Premesso tutto quanto sopra, chi ha provato a "fare formaggio" sa bene quanti problemi possono derivare da una cattiva pulizia e sanificazione degli ambienti e dalle attrezzature!

In primo luogo bisogna considerare che le superfici e le attrezzature sono soggette a "sporcamenti" più o meno pronunciati in funzione delle caratteristiche chimico- fisiche del prodotto, e del relativo processo tecnologico.

In altre parole....un conto è lavorare con del latte parzialmente scremato, altro conto invece produrre Mascarpone con della crema di latte ( portando ad alte temperature la materia prima)

PER QUESTO MOTIVO, PRIMA DI DECIDERE CON QUALE METODO PROCEDERE ALLA PULIZIA,  E' FONDAMENTALE VALUTARE LE EFFETTIVE PROBLEMATICHE, I RISCHI BIOLOGICI E QUELLI CHIMICO- FISICI  DERIVANTI DA UNA PROCEDURA NON IDONEA!

Voglio evidenziare inoltre ( per mia esperienza diretta) un'altro punto dolente....
LE PULIZIE ( solitamente) VENGONO EFFETTUATE AL TERMINE DI UNA LUNGA GIORNATA DI LAVORO SEMPRE DALLO STESSO PERSONALE CHE HA GIA' LAVORATO 8-9 ore e che ha ( in alcune situazioni legittimamente)  "FRETTA" DI TERMINARE!



Rispetto al passato, oggi fortunatamente disponiamo di attrezzature e prodotti specifici che ci alleviano la fatica ( olio di gomito) di ripulire correttamente dove abbiamo sporcato con il latte e con il siero!

Oggi, mi viene da "sorridere" pensando a quando entrai nel "mondo del latte", trenta anni fa presso la Scuola Casearia di Pandino (CR), ricordando il mio primo approccio alla "sanificazione" con questi strumenti...

Il progresso oggi ci aiuta anche anche in questo "faticoso" lavoro che però, ribadisco, risulta fondamentale per evitare gravi problematiche qualitative , e non dimentichiamo, anche di rischio salutare!
I metodi e le attrezzature di cui oggi si dispone, se correttamente applicati, danno maggiori garanzie rispetto al passato!

Per fare un esempio, qualcuno di voi forse ha provato l'esperienza di lavare a mano la "caldaia Polivalente" dopo aver terminato la caseificazione ( magari entrandoci fisicamente dentro!)

quelle del tipo "aperte" si lavano a mano...

Oggi sono sempre più diffuse quelle del tipo "chiuse" che si lavano con soluzione di lavaggio a ricircolo in pressione ( come per  Cisterne e serbatoi inox  latte e panna)


Essendo dotate all'interno  di "sfere di lavaggio" , si possono lavare convogliando la soluzione di lavaggio all'interno, facendo ricircolare semplicemente attraverso una pompa.


Naturalmente per adottare al meglio questo sistema, bisognerebbe dotarsi di un IMPIANTO CIP
( dall'inglese Cleaning In Place)
Per meglio capire la funzionalità del sistema CIP, bisogna tenere presente i principi su cui si basa il sistema.

La tecnica del lavaggio CIP consiste nel lavaggio delle superfici attraverso soluzioni chimiche "spruzzate" opportunamente o fatte scorrere attraverso le tubazioni dove è passato prima il latte considerando i seguenti fattori basilari:


  1. Le superfici da lavare devono essere concepite per il lavaggio CIP ( sia come materiale che design)
  2. Effetto meccanico ( Detersione delle superfici con adeguata pressione e velocità)
  3. Effetto termico ( Adeguato riscaldamento delle soluzioni di lavaggio che nella pratica sono di circa 70°C per       le soluzioni alcaline e di 60°C per quelle acide)
  4. Effetto Chimico ( la giusta scelta del prodotto, alcalino o acido consente di accelerare la rimozione dei depositi)
  5. Tempo di contatto ( Essenziale perchè gli effetti meccanici, termici e chimici svolgano al meglio il proprio compito).


Schematicamente il sistema CIP lo possiamo raffigurare nel modo seguente:

Il funzionamento avviene attraverso l'ausilio delle varie pompe e valvole comprese nell'impianto CIP, che  ci consentono di prelevare una soluzione, l'acqua di risciacquo, e poi l'altra soluzione detergente, potendone controllare le temperature,  le varie concentrazioni e il tempo di lavaggio.



Esistono vari sistemi CIP dai più semplici.....


a quelli più complessi ed automatizzati.....



Oggi, dotarsi di un impianto CIP significa anche avere riguardo per l'ambiente e per i consumi!
Con un impianto CIP è possibile infatti  "recuperare", per poi riutilizzare, l'acqua di risciacquo finale, parte della soluzione di lavaggio (reintegrando la concentrazione necessaria).
Si valuterà caso per caso il momento in cui "gettare" e rinnovare completamente la soluzione di lavaggio.
Si risparmierà così anche sui costi di depurazione.

Oggi purtroppo esistono ancora "grossi" impianti che utilizzano sistemi di lavaggio "a perdere", con conseguenti "sprechi" di acqua e di energia.

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Per quanto riguarda invece il lavaggio delle casse e degli stampi, per quantità importanti ( 200-300 pz /ora), risulta conveniente usare apposite macchine "a tunnel" con principio di funzionamento  a recupero;
questo consente, come per il CIP,  una notevole riduzione di consumo d'acqua, in quanto le casse sporche vengono introdotte dall'ingresso del tunnel di lavaggio, e tramite l'apposito nastro,  percorrono le varie "sezioni di lavaggio":

  1. Risciacquo iniziale ( a perdere)
  2. Lavaggio con soluzione detergente calda ( a recupero)
  3. Risciacquo finale ( a recupero)


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Esistono poi dei sistemi "manuali" per  piccole attrezzature o per dove non si rende possibile l' applicazione del lavaggio a ricircolo, pur essendo necessaria una "accurata" pulizia e sanificazione.
Rispetto alla "classica spazzola" con "olio di gomito", oggi possiamo utilizzare dei sistema di distribuzione a schiuma " a bassa pressione"!

Il vantaggio dell'applicazione del detergente detta " a schiuma", permette di raggiungere  anche gli angoli nascosti ( cosa che  è difficilmente raggiungibile con la comune spugnetta) e consente di lasciare "aggrappata"  la soluzione detergente anche sulle superfici verticali!
( ricordate il fattore "tempo di contatto"?)



CONSIGLIO DI EVITARE ( NEI LOCALI DI CASEIFICAZIONE) L'USO DELLE COSIDDETTE
"IDROPULITRICI" AD ALTA PRESSIONE, IN QUANTO NELLO SPRUZZARE SULLA ZONA SPORCA DA LAVARE, SI PROIETTA INEVITABILMENTE LA PARTICELLA DI SPORCO  NELLA ZONA PROSPICIENTE.

USIAMOLA PURE...MA FUORI ALL'APERTO!


Esistono infine  dei prodotti chimici  con diversi  "principi attivi" ( alcuni specifici che servono anche a debellare alcune pericolose forme microbiche quali Salmonella e Listeria) a basso rischio per  loro eventuali residui presenti (magari) dopo un risciacquo "frettoloso"!

Resto disponibile ad approfondire il tema! ( contattatemi).

Alla prossima!




mercoledì 29 febbraio 2012

...dei Formaggi a Pasta Filata.


Generalità

Le Paste Filate sono formaggi ottenuti con uno schema tecnologico molto simile tra loro.
Caratteristica principale della loro tecnologia è la "duplice lavorazione":
nella prima fase avviene la caseificazione vera e propria;
successivamente si procede alla cosidetta "filatura"
fase in cui si porta la cagliata ad una temperatura elevata in modo tale da far diventare la pasta " fibrosa, continua, di aspetto plastico. 

I formaggi a Pasta Filata hanno forme e pezzature variabili con vari tempi di stagionatura.

Tra i principali Formaggi a Pasta Filata troviamo:

- MOZZARELLA ( di latte Vaccino o di latte di Bufala)

- SCAMORZA


- PROVOLA 

- PROVOLONE



                                          
Cenni storici
L'origine storica delle Paste Filate non è ben definita.
Di più facile collocazione invece è l'origine geografica delle loro produzioni identificata nelle zone meridionali d'Italia ( Campania Lucania, Puglia), anche se nel tempo, in seguito alla industrializzazione dei caseifici, la produzione si è estesa anche nelle zone settentrionali.


Definizione


La mozzarella è un formaggio fresco a pasta filata originario dell'Italia meridionale, prodotto con latte di bufala o di vacca.

Secondo tradizione il nome "Mozzarella" deriverebbe dal verbo "mozzare", che in dialetto campano si riferisce all'operazione manuale di "mozzatura" della pasta filata per ottenere la porzione di pasta da modellare. 
La Mozzarella in versione vaccina è storicamente prodotta in Puglia, Abruzzo e Molise, mentre la variante bufalina è più diffusa tra la zona meridionale del Lazio (province di Latina e di Frosinone), e in Campania, in particolare nel casertano e nel salernitano.
La mozzarella viene prodotta nelle tipiche forme tonde, in varie pezzature, ossia dal bocconcino di 100 grammi, alle forme da mezzo chilo e più; altre varietà sono a treccia e, recentemente, a sfoglia arrotolataesiste anche in versione affumicata. 
Di produzione esclusivamente industriale è la pezzatura a ciliegina.



Probabilmente l’etimologia della parola “scamorza” va cercata nella sua forma, che ricorda una “capa mozza”, cioè  una “testa mozzata”. Si tratta di un formaggio a pasta filata prodotto  con latte vaccino la cui pasta viene semicotta e poi filata. 

Esistono parecchie variazioni sul tema della scamorza
sia per quel che concerne l’aspetto (il colore della crosta può variare dal paglierino al bruno, la forma più o meno sferoidale può avere una testina appena accennata o molto pronunciata)
sia per quanto riguarda il sapore (può infatti, essere affumicata o no e farcita con diversi ingredienti). La crosta è liscia, sottile e di color bianco avorio, mentre se affumicata, la pelle è di color giallo tendente all’ocra, la pasta è color paglierino, di consistenza morbida e di sapore spiccatamente aromatico.

Simile alla scamorza è la "Provola", di pezzatura più grande ( circa un kg) con la forma tipica a bisaccia. Pare che il termine "provola" derivi dal termine dialettale napoletano "prova" che in passato indicava una campionatura di pasta filata prelevata durante la lavorazione.
Molto diffusa e il tipo "affumicata".




Il Provolone più diffuso in Italia è il Provolone Valpadana formaggio DOP a pasta filata
Il tipo più classico è quello cilindrico, solitamente di grossa pezzatura; altra forma più diffusa è quella a mandarino (tronco-conica).
Il peso delle forme varia da 1 a 10 Kg per il formaggio a breve maturazione; 
da 20 a oltre 100 kg invece le forme destinate a lunga stagionatura.
La pasta, che talvolta presenta  una discreta occhiatura, è compatta, morbida di colore bianco tendente al paglierino, e diventa più consistente con la stagionatura.
A seconda del caglio utilizzato ( liquido o in pasta) e la durata della maturazione, il sapore varia dal dolce burroso al sapido piccante. 
Il Provolone è un formaggio che si trasforma notevolmente nel tempo.



Tecnica di produzione delle Paste Filate

Le Paste Filate sono formaggi ottenuti con uno schema tecnologico molto simile tra loro.


Metterei in risalto la differenza del risultato ottenuto da due metodi diversi di lavorazione per raggiungere il "giusto punto di filatura della pasta", il primo a seguito della fermentazione grazie all'attività dei Fermenti lattici aggiunti al latte; il secondo invece per aggiunta di acidificante chimico (acido citrico).

Nel primo caso otterremo, in modo particolare per la Mozzarella e Scamorza,
un prodotto che sarà più caratterizzato nel proprio sapore e che resisterà per maggior tempo alla conservazione, grazie all'attività biologica dei fermenti lattici aggiunti;
nel secondo caso invece, avremo come vantaggio  tempi di lavorazione più rapidi ( non essendo necessaria l'attesa dell'attività dei fermenti lattici che devono  portare la pasta a ph 5.10), avremo un sapore maggiormente tendente al dolce, ma di contro avremo un minore tempo di conservazione del prodotto, in quanto più soggetto alle contaminazioni biologiche.

Per i Formaggi con un più lungo periodo di stagionatura ( Provola e Provolone),
è invece sicuramente necessario praticare il metodo con l'uso di Fermenti lattici.

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Per piccole lavorazioni artigianali, oltre alla semplice attrezzatura per la caseificazione 
( vedi post di Gennaio scorso http://lattecagliosale.blogspot.com/2012/01/avviare-un-mini-caseificio-salve-tutti.html ) sarà sufficiente dotarsi di paletta o "stecca" in teflon alimentare 
e di una vasca idonea a contenere il quantitativo di pasta da filare con acqua calda (85°C). 

Sarà necessaria quindi una buona esperienza nella modellatura e formatura "manuale" del formaggio a pasta filata desiderato. 

Per produzioni, invece, maggiormente consistenti, è necessario  dotarsi di apposite macchine "filatrici" di tipo "discontinue"  ( per produzioni sino a Kg 200 /ora)


 oppure di macchine "filatrici in continuo" ( per produzioni da 300-1000 kg/ora).



Considerate infine la necessaria disponibilità di acqua calda (+85°C) con un adeguato preparatore di acqua calda a temperatura "costante",  e di  idonee vasche contenenti acqua fredda per il rassodamento e/o di salamoia fredda.



Un breve accenno infine, andrebbe fatto per un'altra tecnica di "filatura" detta " filatura a vapore", destinata per lo più  a produzioni di carattere industriale, che trova applicazione soprattutto nella produzione di Mozzarella per Pizza o Pizza-cheese.



In pratica, la pasta che ha raggiunto il giusto punto di fermentazione, quindi l'idoneo punto di filatura, viene adeguatamente asciugata dal siero residuo ( pressata), e introdotta in queste particolari macchine "chiuse" composta da una grossa vasca chiusa  dotata di grosse coclee motorizzate  ( viti senza fine) oltre che di ugelli-iniettori che permettono l'ingresso di "vapore" diretto in pasta. 
Sempre più diffuso è anche l'utilizzo di "cagliate estere sottovuoto" pronte all'uso.

        

          




Grazie al movimento delle coclee e per effetto del calore derivante dall'iniezione di vapore diretto, la pasta inizia a filare generando così la cosiddetta fase di "filatura".








Il vantaggio principale di questo metodo, consiste nella assoluta mancanza di perdita di resa casearia (=100%), 
mentre per alcuni tecnici-esperti del settore, viene considerato come  svantaggio il mancato "lavaggio" della pasta ( cosa che avviene invece con le filatrici tradizionali ad acqua) con la conseguenza di riscontrare sul prodotto finito un sapore e/o retrogusto acidulo, quasi di formaggio cotto,  non desiderato per un  Pizza-cheese.


Caratteristiche organolettiche

Dal punto di vista organolettico, ogni tipologia di formaggio a Pasta filata ha le proprie caratteristiche. Vi rimando alle descrizioni sopra riportate.
Per la Mozzarella invece aggiungerei, che le caratteristiche principali sono rappresentate dalla pellicola esterna sottilissima, liscia ed elastica, di colore bianco porcellanato; la pasta di consistenza elastica appena prodotta, mentre tende a diventare più morbida con il passare dei giorni. Il sapore poi dipende molto dalla tipologia del latte utilizzato ( vaccino o bufalino), ma deve risultare dolce e fresco, possibilmente con profumo di fermenti lattici vivi.




Conservazione

Fatta eccezione per la Mozzarella "da tavola" che deve essere conservata in frigo a + 4°C nel proprio liquido di governo, gli altri formaggi a Pasta filata,  vanno conservati nella parte meno fredda del frigo, coprendo eventualmente la parte tagliata.
Per assaporare al meglio, consiglio comunque di mettere questa tipologia di Formaggi a temperatura ambiente un'oretta prima di consumarli.

Abbinamenti Gastronomici

La cucina italiana, annovera molte ricette dove sono presenti come ingredienti basilari i Formaggi a pasta Filata, partendo dalla Pizza....



ad una fresca e gustosa Insalata Caprese.....


.....ad una saporita Pasta con Provola, zucchine e speck!




A presto!
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P.S. Risposta al quesito / commento di Vanilla SkyResort  17/11/2015

In letteratura, ma anche dalla mia esperienza sul campo, si evidenzia che, una delle cause principali del sapore "amaro" nei formaggi ( Mozzarella compresa) risulta essere l'uso di Caglio animale ad alto tenore di "pepsina" ( 30-40% e più).
Altra causa potrebbe essere l'uso di siero-innesto eccessivamente acido. Un ph inferiore a ph 4 viene considerato troppo basso.