Salve a tutti,
non ho voluto mancare anche a questa nuova edizione di CIBUS a Parma.
Grande evento internazionale dell'alimentazione a cui hanno partecipato numerose aziende casearie italiane.
Ovviamente presenti molti prodotti caseari di aziende rinomate e ben conosciute.
tra cui molti "formaggi senza lattosio".
La mia curiosità è andata però verso alcune specialità che potrebbero "far tendenza"....
ad esempio, tra le tante specialità proposte dalla Famiglia Busti, un Formaggio pecorino " al cioccolato"
link
http://www.caseificiobusti.it/prodotti_busti/il-cioccolato/?lang=en
o ancora il Formaggio pecorino " allo zafferano" di Romagna Terre
link
http://www.romagnaterre.it/index.php?option=com_content&view=article&id=139%3Apecorino-allo-zafferano&catid=1%3Aformaggi&Itemid=11&lang=it
Ma per gli appassionati del Gorgonzola Dolce cremoso ( come il sottoscritto)...... non poteva mancare l'assaggio presso lo stand dell'amico Paolo Baruffaldi.
link
http://www.eredibaruffaldi.com/
Vi è stata anche la possibilità di partecipare ad un evento organizzato dal gruppo BRAZZALE
il quale ha presentato un nuovo sistema di "etichettatura volontaria", a vantaggio del consumatore
che potrà meglio comprendere il sistema produttivo utilizzato, e scegliere "consapevolmente" i prodotti da acquistare.
link
http://www.lattenews.it/brazzale-lancia-letichetta-di-filiera/
E' stata una edizione interessante e...con numeri da record.
Alla prossima
mercoledì 18 maggio 2016
mercoledì 13 aprile 2016
Alimenti e uso di colture bio-protettive
Fonte http://www.lattenews.it/le-colture-protettive/
I microrganismi svolgono un ruolo essenziale
nella difesa biologica e nell'incremento della shelf-life degli alimenti
attraverso i molteplici metabolismi che ne accompagnano lo sviluppo e che,
contribuendo nel definire le caratteristiche dei prodotti, ne hanno stimolato
l’utilizzo industriale come colture “protettive”
La domanda sempre crescente da parte del consumatore di prodotti
sicuri, a elevato valore nutrizionale e salutistico, senza additivi ed
economicamente convenienti ha determinato negli anni lo sviluppo di nuove
tecnologie, processi o approcci alla conservazione degli alimenti.
Si definisce biocida una
sostanza in grado di inattivare microrganismi sia patogeni che non- patogeni. I
biocidi sono frequentemente utilizzati nell'industria alimentare come strumenti
di pulizia e disinfezione nei confronti di agenti patogeni e alterativi. Fra i
biocidi naturali si possono annoverare sia i metaboliti secondari da piante
(estratti vegetali, oli essenziali) sia i microrganismi, o i prodotti del loro
metabolismo.
Da
secoli è noto il ruolo essenziale dei microrganismi nella protezione biologica
e nell'incremento della conservatività degli alimenti, soprattutto, ma non
solo, di prodotti fermentati quali latticini, vegetali fermentati, salumi e
impasti acidi.
La protezione avviene attraverso i molteplici metabolismi che
accompagnano la crescita microbica (respirazione, fermentazione,
bio-trasformazioni, metabolismi secondari) e che, oltre a contribuire nel definire
le caratteristiche nutrizionali e sensoriali del prodotto finito, hanno
stimolato l’utilizzo industriale dei microrganismi come colture “protettive”.
In particolare, le applicazioni principali hanno riguardato lo sviluppo di
starter per incrementare la sicurezza igienico- sanitaria e la protezione
biologica, mentre solo di recente stanno moltiplicandosi gli utilizzi per
migliorare anche la shelf-life degli alimenti.
Fermentazioni microbiche
Le fermentazioni microbiche sono da millenni uno strumento
essenziale per garantire la sicurezza igienica ed estendere la shelf life degli
alimenti (latte e derivati, salumi, cereali, vegetali
fermentati come crauti e olive, impasti acidi, prodotti ittici fermentati…).
Da
eventi “naturali” o “spontanei”, le fermentazioni sono negli anni divenute processi
biotecnologici “guidati” attraverso la continua selezione e caratterizzazione
di microbi “specializzati” all’interno di colture starter. Ciò ha determinato
negli ultimi 30 anni lo sviluppo dell’industria dei fermenti.
Fra i
microrganismi di interesse applicativo nel settore alimentare, i lieviti e i batteri lattici sono da sempre
considerati i principali protagonisti per la capacità di produrre metaboliti
primari (alcol etilico, acidi organici, acido lattico e acetico in particolare,
CO2), determinanti nel definire le proprietà organolettiche ed essenziali nel
contribuire alla difesa biologica dell’alimento in seguito alla repentina
modifica delle caratteristiche chimico-fisiche del prodotto (es. diminuzione
di pH, potenziale di ossidoriduzione, attività dell’acqua, incremento del grado
alcolico, riduzione da nitrati a nitriti…).
I microrganismi producono inoltre
una serie di metaboliti ad attività antimicrobica aspecifica (diacetile, reuterina
o β-idrossi-propionaldeide, acido piroglutammico, H2O2) o specifica
(batteriocine, peptidi).
Il diacetile (o 2,3-butanedione), noto per le caratteristiche
aromatiche che conferisce all'alimento (tipico aroma da burro), è
un composto della fermentazione dell’acido citrico prodotto soprattutto da
specie del genere Leuconostoc e da Lactococcus lactis subsp. lactis varietà
diacetylactis.
Il diacetile esercita attività inibente nei confronti di microbi
alteranti del genere Pseudomonas e, quando associato al calore, inibisce il
patogeno Listeria monocytogenes. La reuterina (β-idrossipropionaldeide) mostra
un ampio spettro di attività nei confronti sia di procarioti sia di eucarioti.
Questa molecola rappresenta un intermedio del metabolismo anaerobio del glicerolo di Lactobacillus reuteri
(specie probiotica intestinale) e di altre specie batteriche.
Le batteriocine,
proteine esocellulari ad azione specifica verso specie/gruppi microbici
differenti, sono le più studiate in quanto possono essere applicate in un
approccio a ostacoli nella preservazione degli alimenti.
Quando
associate con altre sostanze o con trattamenti chimico-fisici, le batteriocine
possono esibire effetti conservanti sia additivi sia sinergici e, soprattutto
in quest’ultimo caso, la loro applicazione può comportare indubbi vantaggi,
legati a una riduzione della quantità di additivi chimici aggiunti all’alimento
o all’applicazione di trattamenti tecnologici meno intensi (es. calore), con
riflessi positivi sulla qualità del prodotto. Le batteriocine possono essere
impiegate mediante sintesi in situ (direttamente nell’alimento) da parte dei
microrganismi produttori oppure aggiungendo direttamente i composti ottenuti ex
situ, isolati dal brodo colturale e purificati. La sintesi in situ, che ha
portato da parte dell’industria allo sviluppo delle colture protettive, offre
indubbi vantaggi rispetto alle batteriocine purificate.
È possibile infatti abbinare in un’unica formulazione
commerciale colture “miste” polifunzionali (es. con caratteristiche acidificanti
e protettive); inoltre l’eventuale iter per approvazione all'utilizzo da parte
degli organi competenti è certamente meno problematico, consentendo anche di
contenere i costi legati all’applicazione industriale.
L’approccio in situ
comporta infine una maggiore accettabilità da parte del consumatore che,
viceversa, tenderebbe a considerare l’aggiunta della batteriocina purificata
come un additivo.
D’altro lato, il vantaggio di utilizzare composti purificati e a
titolo noto (come la nisina) è
legato ad un più facile dosaggio e controllo dell’attività antimicrobica nel
prodotto.
Resto disponibile ad approfondire l'argomento.
Alla Prossima.
mercoledì 2 marzo 2016
Le alternative al latte animale
Una recente ricerca indica che la produzione e il consumo di sostituti del latte (dairy alternatives) sono in fenomenale espansione. Entro pochi anni il valore di questo mercato dovrebbe raggiungere circa 18 miliardi di euro con tassi di crescita annui superiori al 10%. Si tratta principalmente di bevande vegetali spesso e impropriamente definite come latti di…. ( riso, soia, mandorla, avena etc.)
Secondo la ricerca, i fattori alla base di questa crescita sono i (presunti) benefici derivanti dall’utilizzo di questi sostituti. Soprattutto, quando questi benefici sono contrapposti a (presunti) svantaggi connessi al consumo dei prodotti dairy.
L’antitesi non è banale per le possibili ricadute per il settore lattiero. Per esempio, l’impatto ambientale è uno dei fattori addotti per scoraggiare l’utilizzo di latte a favore di bevande di soia. La maggior carbon footprint (l’impronta di carbonio,ossia l'emissione di gas) della filiera latte non è confutabile anche se le differenze possono ridursi (0,9-1,5 kg CO2 per litro di latte contro 0,8-0,9 kg CO2 per litro di bevanda di soia) in relazione ai fattori considerati per quantificare la footprint.
Nonostante ciò, la maggior sensibilità ambientale del consumatore non potrà che costituire un driver strategico per lo sviluppo di una filiera lattiero-casearia più sostenibile. Driver da pensare e attuare non solo nell’ottica della produzione bio che non può soddisfare l’attuale richiesta di latte e derivati.
L’aspetto nutrizionale è tuttavia il fattore che maggiormente orienta la scelta del consumatore verso i dairy alternatives. Assenza o ridotta presenza di grassi saturi, mancanza di colesterolo e lattosio: tutte motivazioni portate a favore del consumo di bevande sostitutive a base vegetale. Non per tutti comunque, visto che il latte rimane ancora insostituibile nell’alimentazione infantile. Inoltre, anche quando destinate agli adulti, queste bevande subiscono importanti implementazioni ingredientistiche per colmarne le carenze nutrizionali. Positivo il fatto che queste aspettative nutrizionali abbiano perlomeno rivitalizzato il settore del latte alimentare, innovatosi di conseguenza con l’introduzione di latti alleggeriti o arricchiti.
Molto più difficile condividere le motivazioni addotte da certi stili alimentari, dieta vegana per esempio, a sfavore dei prodotti dairy. Motivazioni spesso poco scientifiche, ma con forte appeal sui consumatori. Associare il consumo di latte a ogni sorta di patologie e alterazioni intestinali fa effetto su molti. Spaventare è più facile che convincere. La sfida per il settore dairy sarà persuadere tutti che (non da oggi) chiare evidenze scientifiche supportano il fondamentale ruolo nutrizionale del latte e dei suoi derivati. Perché, al di là delle motivazioni addotte per non consumare i prodotti dairy, una cosa è certa: tutti i possibili dairy alternatives difficilmente potranno imitare il latte per concentrazione e qualità dei nutrienti, prezzo… e gradevolezza.
Voi cosa ne pensate?
Alla prossima.
mercoledì 24 febbraio 2016
Ma quanto si zucchera uno yogurt?
Ma quanto si zucchera uno yogurt?
Se lo sono chiesti alcuni ricercatori francesi che hanno analizzato il comportamento proprio e di consumatori francesi.
In Francia, la metà dei consumatori addolcisce lo yogurt bianco prima del consumo. Questo studio ha misurato quanto zucchero sia aggiunto dai consumatori, in condizioni contestualizzate. Ai partecipanti dell’indagine (199 adulti francesi che dolcificano regolarmente il proprio yogurt bianco) è stato dato uno yogurt bianco (125 g) alla fine di un pasto completo ed è stato chiesto loro di addolcirlo con il dolcificante usualmente impiegato (zucchero semolato, miele o marmellata).
Le quantità aggiunte sono state misurate indirettamente, pesando i vasetti prima e dopo l’aggiunta, e sono poi state convertite in quantità equivalenti di saccarosio. Ai volontari è stato poi chiesto di descrivere la loro fame, sete e preferenza per lo yogurt bianco e di stimare la quantità di dolcificante che avevano aggiunto.
In media, i partecipanti hanno aggiunto 13,6 g di zucchero ai loro yogurt, quantità che è superiore ai 10,2 g di zucchero contenuti negli yogurt commerciali dolcificati (125 g). Più zucchero è stato aggiunto quando i soggetti hanno usato la marmellata (24,4 g/yogurt, n=36), rispetto allo zucchero semolato (11,0 g/yogurt, n=134) o miele (12,1 g/yogurt, n=29).
Età, estrazione sociale-professionale, e IMC hanno influenzato significativamente la quantità di zucchero aggiunta. Sulla base del loro comportamento e atteggiamento, i partecipanti allo studio potrebbero essere ripartiti in tre gruppi dimensionalmente uniformi: gli utilizzatori di poco zucchero (n=67, mediana=6,1g/yogurt), che tendevano a controllare la loro assunzione di cibo; gli utilizzatori di discrete quantità di zucchero (n=66, mediana=11.4 g/yogurt), e "amanti dello zucchero" (n=66, mediana=19,9g/yogurt). Secondo i ricercatori, questo è il primo studio a fornire dati affidabili sulla quantità di zucchero che i consumatori aggiungono agli yogurt bianchi in condizioni contestualizzate (auto preparazione alla fine di un vero e proprio pasto).
I risultati mostrano che i consumatori sottovalutano della metà la quantità di dolcificante che essi stessi hanno aggiunto.
Bibliografia
How much sugar do consumers add to plain yogurts? Insights from a study examining French consumer behavior and self-reported habits, di Anne Saint-Eve, Hélène Leclercq, Sébastien Berthelo, Benjamin Saulnier, Walther Oettgen, Julien Delarue, Appetite, vol. 99, aprile 2016 (p. 277-284)
How much sugar do consumers add to plain yogurts? Insights from a study examining French consumer behavior and self-reported habits, di Anne Saint-Eve, Hélène Leclercq, Sébastien Berthelo, Benjamin Saulnier, Walther Oettgen, Julien Delarue, Appetite, vol. 99, aprile 2016 (p. 277-284)
martedì 26 gennaio 2016
Torna CaseoArt
Per chi fosse interessato....
fonte http://www.lattenews.it/torna-caseoart/
Sabato 19 e domenica 20 marzo, il castello Bernabò Visconti di Pandino (CR)
ospiterà la settima edizione di CaseoArt, il concorso organizzato da “Asso Casearia”, che incoronerà il formaggio più gustoso del nostro Paese fra le molteplici varietà presenti. Tante le novità di quest’anno, tra cui una mostra e un percorso sensoriale.
Saranno circa 300 i formaggi in gara
(le iscrizioni sono aperte fino al 20 febbraio su http://www.assocaseariapandino.it),
tutti suddivisi in categorie e che comprendono quelli più conosciuti (Grana Padano,Taleggio, Bitto, Bagos ecc) e gli altri sperimentali, espressione delle diverse regioni italiane.
Ciascuna con le sue peculiarità, in termini di condizioni geo-economiche, colture agricole, allevamenti e tecnologie utilizzate, ma proprio per questo in grado di determinare un prodotto unico e di qualità. Caratteristiche, proprie di un know how consolidato nel tempo, che saranno appunto valorizzate nell’ambito di CaseoArt, un concorso che culminerà nell’assegnazione del “Trofeo San Lucio” al formaggio ritenuto eccellente sul piano tattile, visivo e gustativo, ed al suo tecnico-casaro produttore.
Nella giornata di sabato 19 avverrà la prima selezione dei prodotti in gara, affidata all’esperienza dei tecnici caseari e dei rappresentanti maestri assaggiatori dell’ONAF, l’Organizzazione nazionale assaggiatori di formaggi. Domenica 20 si terrà la proclamazione del vincitore (che sarà poi premiato il prossimo 1° maggio) da parte di una giuria qualificata.
Domenica, all’interno del castello di Pandino, sarà inoltre possibile visitare una mostra di formaggi Dop del territorio, custoditi all’interno di particolari teche, e sarà organizzato per i più piccoli un percorso sensoriale alla scoperta dei formaggi.
lunedì 28 dicembre 2015
I difetti dei formaggi
Salve a tutti,
nell'ambito delle mie esperienze lavorative, mi ritrovo spesso a cercare di trovare soluzioni per arginare i cosiddetti "difetti dei formaggi".
Frequentemente la presenza di difetti è più probabile in un formaggio artigianale, mentre raramente vengono riscontrati in un formaggio industriale
( anche se alcuni definiscono difetto da aggiungere a quelli “classici” la banalità, la piattezza del gusto).
Alcuni "difetti" li potremmo definire "tollerati": ad esempio nel formaggio artigianale non pretenderemo l’uniformità, l’invariabilità delle caratteristiche, accettando qualche oscillazione del livello qualitativo senza però tollerare i difetti " gravi".
I difetti " gravi" dei formaggi si possono dividere in tre tipi:
1) difetti di crosta o di superficie (nei formaggi molli senza crosta) rilevabili all’esame visivo e senza dover tagliare la forma,
2) difetti di struttura (o della pasta) rilevabili, all'esame visivo e tattile, tagliando la forma,
3) difetti di aroma e sapore rilevabili solo con l’esame gustativo.
Alcuni difetti sono poi classificabili come
“assoluti”, tali indipendentemente dalle caratteristiche del formaggio (amaro, eccesso di sale, fessurazioni, infestazione con acari e larve di insetti),
altri sono invece "relativi" alle caratteristiche del formaggio, come ad es. è normale la presenza di muffe all’interno della pasta per gli erborinati, oppure i grandi occhi derivati dalla fermentazione propionica sono normali nell’Emmentaler, come anche l’occhiatura diffusa è normale nel Pannerone.
Il produttore di formaggi “evoluto” deve essere quindi in grado di conoscere anche la diversa gravità dei difetti in modo da valutare se il formaggio può essere consumato o meno.
Entriamo quindi maggiormente nel dettaglio dei difetti "assoluti" e vediamo di capirne le possibili cause.
L’amaro del formaggio rappresenta sempre un difetto anche se la percezione dell’amaro è in parte soggettiva, con soglie di percezione variabili, senza contare che taluni non disdegnano una “punta” di amaro. Questo difetto deriva principalmente dall’accumulo di peptidi (molecole più piccole derivate dalla scissione delle proteine) amari formati dall’azione di enzimi proteolitici sulle caseine. La caseina di per sé non è una proteina “amara” ma a seguito della scissione enzimatica può liberare numerosi peptidi, tra i quali alcuni risultano di sapore amaro.
Tra i difetti del formaggio l’amaro è uno dei più seri e può interessare tutte le tipologie casearie. Anche l’alimentazione del bestiame, oltre al tipo di caglio ( Vitello o microbico) e alle contaminazioni microbiche, può determinare l’insorgere di sapore amaro. Nel caso dell'alimentazione del bestiame, teniamo presente che alcune piante della famiglia delle brassicaceae (rapa) sono causa di sapori amari.
Gli enzimi proteolitici sono prodotti dai batteri psicrotrofi che possono favorire l’insorgere dell'amaro. Questa circostanza spiega il nesso tra la diffusione della refrigerazione del latte alla stalla e una maggior incidenza del difetto.
Lo stesso latte-innesto (anche con l'aggiunta di microrganismi selezionati) può essere anch’esso causa di insorgenza di amaro in relazione all’apporto di alcuni batteri lattici del tipo dei lattococchi.
Consideriamo infine la contaminazione del latte con batteri di origine fecale quali i coliformi e gli enterococchi possono contribuire al sapore amaro dei formaggi.
Fortunatamente tra i batteri lattici presenti normalmente nel latte o aggiunti con le "colture selezionate" ci sono alcuni che sono in grado di degradare, mediante gli enzimi da essi prodotti, anche i peptidi amari.
Può pertanto anche accadere che lo stesso formaggio risulti inizialmente "difettoso", mentre dopo un ulteriore periodo di stagionatura possa aver perso il difetto amaro.
Il Gonfiore precoce ( entro 24-48 ore) è un difetto di origine microbica causato dalla presenza elevata nel latte di batteri coliformi (Aerobacter aerogenes ed Escherichia coli) ma a volte anche batteri lattici eterofermentanti in eccesso e lieviti i quali fermentano il lattosio producendo principalmente acido lattico, anidride carbonica ed idrogeno.
Si presenta entro pochi giorni dalla lavorazione, interessa la pasta con la presenza molto fitta di piccole “occhiature” e le forme, dall’esterno, appaiono rigonfiate. Anche il sapore può tendere all’amaro e l’andamento anomalo delle fermentazioni può anche determinare odori sgradevoli per formazione di composti volatili.
La causa è legata a fattori di contaminazione batterica (latte inquinato con feci, acqua utilizzata nel caseificio inquinata, utilizzo di attrezzature non lavate correttamente).
Il Gonfiore tardivo invece è un grave difetto che porta anche alla “spaccatura” delle forme di formaggi di tipologia duri e semiduri.
Non vengono coinvolti in questa problematica i formaggi a breve stagionatura.
All’interno delle forme compaiono ampie cavità mentre all’esterno le forme se non si spaccano, appaiono fortemente rigonfiate.
La causa è da ricondurre alla elevata presenza nel latte utilizzato di spore di Clostridi (Clostridium tyrobutyricum e Clostridium butyricum), batteri anaerobici che riprendono l’attività vegetativa anche dopo mesi dalla produzione del formaggio fermentando il lattato di calcio e producendo anidride carbonica (CO2), acido acetico, acido butirrico e idrogeno.
Ne consegue un aroma alterato (verso il rancido) e un odore sgradevole di acido acetico e butirrico. La pasta è meno consistente e più elastica rispetto al formaggio privo di difetti. L'origine della contaminazione da "spore" va ricercata a partire dall'alimentazione delle bovine e dalle loro condizioni in allevamento. Particolare attenzione va quindi posta all’utilizzo di insilati (e fasciati), alla loro cattiva conservazione, oltre alla contaminazione del latte con feci e foraggi.
Per cercare di ovviare a questo grave difetto si tende ad eliminare insilati e fasciati dalla razione della bovina oppure aggiungendo al latte in lavorazione degli antifermentativi (es. nel Grana il Lisozima da proteina dell’uovo).
Spaccature e fessurazioni della crosta
Questo difetto compromette la conservazione e la presentazione del formaggio. È un difetto di origine tecnologica che si origina nel corso della stagionatura. Le forme colpite presentano screpolature sulla crosta e/o spaccature superficiali visibili, profonde 2-3 cm che possono riguardare anche la pasta del formaggio. Si manifesta normalmente in formaggi duri (o a pasta cotta) e semiduri (o a pasta semicotta) a media e a lenta stagionatura.
Le cause vanno ricercate principalmente in una eccessiva demineralizzazione della cagliata che la rende poco elastica. Una circostanza dovuta a latte troppo acido in partenza o a una eccessiva acidificazione in lavorazione così come anche una dose di caglio eccessiva.
La causa può derivare però anche dalle condizioni dei locali di stagionatura e conservazione con temperature e umidità non idonee (l’alta temperatura di stufatura provoca un eccesso di spurgo). La disidratazione troppo veloce della superficie del formaggio , così come l'umidità troppo bassa della cantina e la presenza di correnti d’aria, dissecca la parte superficiale del formaggio, formando precocemente la crosta ed impedendo quindi la graduale perdita di acqua dall’interno della pasta.
Infestazione causata da acari (Tyrophagus ssp.) riducono i formaggi in una polvere rosso-grigiastra. In questa polvere si ritrovano, oltre ai frammenti di formaggio, anche gli escrementi e le spoglie dei parassiti.
Si manifesta normalmente in formaggi duri (o a pasta cotta) e semiduri (o a pasta semicotta) a media e a lenta stagionatura. Gli acari si sviluppano sia sulla crosta che all’interno del formaggio penetrando dalle fessurazioni.
Causano una elevata perdita di peso del formaggio stesso.
Il problema è legato alla pulizia delle assi e dei locali di stagionatura.
Infestazione da Mosca è una infestazione causata da un insetto alato (dittero), ovvero una mosca che prende il nome di Piophila casei.
Il formaggio infestato presenta dei fori a livello di crosta ed un aspetto cremoso all’interno, dovuto all’azione fortemente proteolitica svolta dalle larve dell’insetto che, annidandosi nel prodotto, rendono molle la pasta del formaggio che assume sapore intenso e molto piccante. Il ciclo del parassita è breve, le larve impupano sviluppando nuove mosche. Il difetto si manifesta normalmente in formaggi duri (o a pasta cotta) e semiduri (o a pasta semicotta) a media e a lunga stagionatura. La mosca si sviluppa sia sulla crosta che all’interno del formaggio.
Erroneamente alcuni consumatori apprezzano il formaggio con i “saltarelli” (detto anche “formaggio che cammina”).
In alcune zone viene addirittura considerato come specialità locale.
Consideriamo però che se le larve dovessero essere ingerite vive, provviste di apparato boccale uncinato, possono ulcerare la mucosa gastrica. Per questo motivo è vietata la vendita del formaggio infestato dal parassita. Il problema si può arginare applicando opportunamente reti anti-mosche a porte e finestre e praticando opportuni trattamenti nei locali di lavorazione e stagionatura.
Terminiamo quindi nel dettaglio con i difetti "relativi" e vediamo di capirne le possibili cause.
Formazione di Muffe
Escludendo le cosiddette la presenza di muffe selezionate ( es Penicillium Roqueforti, oppure Penicillium Candidum ) che sono invece desiderate nei formaggi "erborinati" e/ o a crosta fiorita, se rimangono all’esterno del formaggio, le altre tipologie di muffe non sono quasi mai dannose e possono facilmente essere eliminate con il lavaggio periodico delle croste con acqua e sale, o anche con l’oliatura e la raschiatura delle forme.
Se però, le muffe penetrano all’interno della pasta a causa di bolle d’aria della pasta o screpolature o rotture della crosta, si può deterninare un grave danneggiamento aggravato dell’azione degli acari che si nutrono delle muffe e che penetrano nelle cavità dove esse sono presenti.
All'origine del problema muffe vi è l’eccessiva umidità (scarsa areazione) dei locali di maturazione e conservazione, oppure la scarsa pulizia delle assi e dei locali.
La Gessatura della pasta è un difetto di origine tecnologica determinato da differenti cause. La pasta del formaggio assume un aspetto friabile di colore troppo chiaro e dal sapore acido.
Si manifesta normalmente in formaggi molli e a pasta filata fresca, ma riguarda anche i formaggi duri e semiduri a media e a lenta stagionatura.
Il difetto risulta evidente nel corso della stagionatura del prodotto, in particolare durante la fermentazione (acidificazione eccessiva) evidenziando mancanza di elasticità e coesione della pasta.
Nel caso di alcuni formaggi però la gessatura al centro ( cuore) del formaggio non rappresenta un difetto (es. Quartirolo, Stracchino all’antica) mentre è persino un pregio della Toma del Lait brusc piemontese.
Il difetto è legato a latte troppo povero di grasso, all’eccessiva acidità del latte di partenza, alla forte acidificazione della pasta, all’uso di eccesso di fermenti selezionati o di siero-innesto, alla cottura della cagliata a temperatura troppo elevata, alla rottura troppo rapida della cagliata, allo spurgo eccessivo o a temperatura troppo elevata, all’eccesso di sale.
La Colatura (Stracchinaggio) con rottura della crosta e fuoriuscita della pasta interna, molle (in quanto molto proteolizzata) e ricca di siero, può avvenire durante la maturazione.
Un difetto dovuto all’ uso di caglio con troppa pepsina (azione proteolitica troppo spinta), spurgo insufficiente del siero (che provoca la continuazione della fermentazione causando proteolisi accentuata) oppure anche da una rottura troppo grossolana della cagliata e/o a temperature troppo basse nei locali di stufatura .
La colatura risulta invece "desiderata" nel caso di formaggio fresco tipico romagnolo, lo "Squacquerone".
L’occhiatura non è un difetto quando , uniformemente distribuita nella pasta, in generale piccola e regolare .
Fa eccezione l'Emmental ( e similiari) dove l'occhiatura desiderata è generata da Propionibacterium freudenreichii
Per assurdo viene considerato formaggio "difettoso" quello con assenza di occhiatura tipica in quanto tale situazione comporta l’appiattimento del gusto per riduzione delle attività fermentative (senza fermentazioni non si producono composti aromatici).
Altro difetto abbastanza grave di occhiatura è rappresentato dalla presenza di una occhiatura fine, uniforme ma molto diffusa. La pasta non è omogenea e ciò è avvertito durante la masticazione. Il gusto è alterato dai prodotti delle fermentazioni (in particolare acido propionico).
Le cause sono da cercare principalmente nella scarsa qualità igienica del latte di partenza (presenza di batteri coliformi) e da una scarsa attenzione allo spurgo della cagliata.
Colori anomali della crosta sono attribuibili a batteri del genere Pseudomonas contaminanti l’acqua utilizzata per il lavaggio delle attrezzature (blu, come nei noti casi a carico di mozzarelle, verde-blu, rossa) o a cocchi pigmentanti che causano una colorazione rossa e provengono dalla contaminazione del sale marino utilizzato.
Sempre sulla crosta possiamo trovare una serie di batteri che causano colorazioni nere-grigiastre Cladosporum herbarum (anche all’interno del formaggio), Batterium denigras, Bacillus mesentericus e muffe (Monilia nigra). La pasta può assumere colore verde-azzurro per presenza di muffe Penicillium glaucum o roqueforti (normali negli erborinati) e dal rame proveniente dal latte rimasto in contatto con contenitori o utensili mal stagnati (dopo il taglio è visibile soprattutto l’azzurro).
La colorazione biancastra è legata a una salagione scorretta, e non uniforme o a salamoia troppo fredda o a una rottura non omogenea della cagliata che produce una venatura simile al marmo ( formaggio marmorizzato). La colorazione rossa o rossastra della pasta è dovuta a presenza micrococchi e ifomiceti (sapore inalterato) o a Streptococcus faecalis.
Il difetto si evita rinnovando la salamoia o pastorizzandola, migliorando l’areazione dei locali, pulendo i formaggi, curando la qualità dell’acqua (metalli, Pseudomonas).
Unghia.
Nel gergo caseario l’ “unghia” è una crosta eccessivamente spessa e secca. La crosta assume colore grigio risultando poco aromatica mentre il sottocrosta è eccessivamente salato. Il difetto è causato da un eccessiva salatura, dall'areazione eccessiva dei locali che disidrata troppo rapidamente la crosta, dalle elevate temperature che provocano un eccesso di trasudazione del grasso.
Va ricordato che un’unghia spessa, accompagnata da una crosta dalla superficie molto irregolare (che, comunque determina uno scarto elevato se non viene consumata), oltre alla presenza di muffe policrome derivano anche dalla trascuratezza di cure del formaggio in stagionatura.
Sfoglia.
Si definisce difetto di sfoglia, quando la pasta all’interno del formaggio presenta fessurazioni parallele. E’ legato ad una pasta troppo disidratata e demineralizzata (poco elastica). Le cause sono da ricercare nell’eccessiva acidità del latte di partenza o ad una eccessiva acidificazione della pasta, ad eccesso di caglio, ad una coagulazione veloce, ad eccesso di spurgo, a salatura troppo prolungata, a correnti d’aria e variazioni di temperatura nei locali di stagionatura.
Resto disponibile ad approfondire eventuali problematiche.
Alla prossima.
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Risposta al commento di Chiara Talia
Grazie dei complimenti Chiara! L'idea di scrivere su questo blog era stata inizialmente limitata dal fatto di condividere esperienze e informazioni tra "appassionati" del settore. Scopro invece sempre più frequentemente l'interesse da parte di studenti e sono ben lieto di poter contribuire alle loro necessità di informazione. In bocca al lupo per l'esame!
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Risposta al commento di Lorenzo Reali
Grazie per l'interesse. La colorazione rossa o rossastra della pasta è dovuta alla presenza micrococchi e ifomiceti o a Streptococcus faecalis. La contaminazione solitamente proviene dalla salamoia o dal sale utilizzato di scarsa qualità.
nell'ambito delle mie esperienze lavorative, mi ritrovo spesso a cercare di trovare soluzioni per arginare i cosiddetti "difetti dei formaggi".
Frequentemente la presenza di difetti è più probabile in un formaggio artigianale, mentre raramente vengono riscontrati in un formaggio industriale
( anche se alcuni definiscono difetto da aggiungere a quelli “classici” la banalità, la piattezza del gusto).
Alcuni "difetti" li potremmo definire "tollerati": ad esempio nel formaggio artigianale non pretenderemo l’uniformità, l’invariabilità delle caratteristiche, accettando qualche oscillazione del livello qualitativo senza però tollerare i difetti " gravi".
I difetti " gravi" dei formaggi si possono dividere in tre tipi:
1) difetti di crosta o di superficie (nei formaggi molli senza crosta) rilevabili all’esame visivo e senza dover tagliare la forma,
2) difetti di struttura (o della pasta) rilevabili, all'esame visivo e tattile, tagliando la forma,
3) difetti di aroma e sapore rilevabili solo con l’esame gustativo.
Alcuni difetti sono poi classificabili come
“assoluti”, tali indipendentemente dalle caratteristiche del formaggio (amaro, eccesso di sale, fessurazioni, infestazione con acari e larve di insetti),
altri sono invece "relativi" alle caratteristiche del formaggio, come ad es. è normale la presenza di muffe all’interno della pasta per gli erborinati, oppure i grandi occhi derivati dalla fermentazione propionica sono normali nell’Emmentaler, come anche l’occhiatura diffusa è normale nel Pannerone.
Il produttore di formaggi “evoluto” deve essere quindi in grado di conoscere anche la diversa gravità dei difetti in modo da valutare se il formaggio può essere consumato o meno.
Entriamo quindi maggiormente nel dettaglio dei difetti "assoluti" e vediamo di capirne le possibili cause.
L’amaro del formaggio rappresenta sempre un difetto anche se la percezione dell’amaro è in parte soggettiva, con soglie di percezione variabili, senza contare che taluni non disdegnano una “punta” di amaro. Questo difetto deriva principalmente dall’accumulo di peptidi (molecole più piccole derivate dalla scissione delle proteine) amari formati dall’azione di enzimi proteolitici sulle caseine. La caseina di per sé non è una proteina “amara” ma a seguito della scissione enzimatica può liberare numerosi peptidi, tra i quali alcuni risultano di sapore amaro.
Tra i difetti del formaggio l’amaro è uno dei più seri e può interessare tutte le tipologie casearie. Anche l’alimentazione del bestiame, oltre al tipo di caglio ( Vitello o microbico) e alle contaminazioni microbiche, può determinare l’insorgere di sapore amaro. Nel caso dell'alimentazione del bestiame, teniamo presente che alcune piante della famiglia delle brassicaceae (rapa) sono causa di sapori amari.
Gli enzimi proteolitici sono prodotti dai batteri psicrotrofi che possono favorire l’insorgere dell'amaro. Questa circostanza spiega il nesso tra la diffusione della refrigerazione del latte alla stalla e una maggior incidenza del difetto.
Lo stesso latte-innesto (anche con l'aggiunta di microrganismi selezionati) può essere anch’esso causa di insorgenza di amaro in relazione all’apporto di alcuni batteri lattici del tipo dei lattococchi.
Consideriamo infine la contaminazione del latte con batteri di origine fecale quali i coliformi e gli enterococchi possono contribuire al sapore amaro dei formaggi.
Fortunatamente tra i batteri lattici presenti normalmente nel latte o aggiunti con le "colture selezionate" ci sono alcuni che sono in grado di degradare, mediante gli enzimi da essi prodotti, anche i peptidi amari.
Può pertanto anche accadere che lo stesso formaggio risulti inizialmente "difettoso", mentre dopo un ulteriore periodo di stagionatura possa aver perso il difetto amaro.
Il Gonfiore precoce ( entro 24-48 ore) è un difetto di origine microbica causato dalla presenza elevata nel latte di batteri coliformi (Aerobacter aerogenes ed Escherichia coli) ma a volte anche batteri lattici eterofermentanti in eccesso e lieviti i quali fermentano il lattosio producendo principalmente acido lattico, anidride carbonica ed idrogeno.
Si presenta entro pochi giorni dalla lavorazione, interessa la pasta con la presenza molto fitta di piccole “occhiature” e le forme, dall’esterno, appaiono rigonfiate. Anche il sapore può tendere all’amaro e l’andamento anomalo delle fermentazioni può anche determinare odori sgradevoli per formazione di composti volatili.
La causa è legata a fattori di contaminazione batterica (latte inquinato con feci, acqua utilizzata nel caseificio inquinata, utilizzo di attrezzature non lavate correttamente).
Il Gonfiore tardivo invece è un grave difetto che porta anche alla “spaccatura” delle forme di formaggi di tipologia duri e semiduri.
Non vengono coinvolti in questa problematica i formaggi a breve stagionatura.
All’interno delle forme compaiono ampie cavità mentre all’esterno le forme se non si spaccano, appaiono fortemente rigonfiate.
La causa è da ricondurre alla elevata presenza nel latte utilizzato di spore di Clostridi (Clostridium tyrobutyricum e Clostridium butyricum), batteri anaerobici che riprendono l’attività vegetativa anche dopo mesi dalla produzione del formaggio fermentando il lattato di calcio e producendo anidride carbonica (CO2), acido acetico, acido butirrico e idrogeno.
Ne consegue un aroma alterato (verso il rancido) e un odore sgradevole di acido acetico e butirrico. La pasta è meno consistente e più elastica rispetto al formaggio privo di difetti. L'origine della contaminazione da "spore" va ricercata a partire dall'alimentazione delle bovine e dalle loro condizioni in allevamento. Particolare attenzione va quindi posta all’utilizzo di insilati (e fasciati), alla loro cattiva conservazione, oltre alla contaminazione del latte con feci e foraggi.
Per cercare di ovviare a questo grave difetto si tende ad eliminare insilati e fasciati dalla razione della bovina oppure aggiungendo al latte in lavorazione degli antifermentativi (es. nel Grana il Lisozima da proteina dell’uovo).
Spaccature e fessurazioni della crosta
Questo difetto compromette la conservazione e la presentazione del formaggio. È un difetto di origine tecnologica che si origina nel corso della stagionatura. Le forme colpite presentano screpolature sulla crosta e/o spaccature superficiali visibili, profonde 2-3 cm che possono riguardare anche la pasta del formaggio. Si manifesta normalmente in formaggi duri (o a pasta cotta) e semiduri (o a pasta semicotta) a media e a lenta stagionatura.
Le cause vanno ricercate principalmente in una eccessiva demineralizzazione della cagliata che la rende poco elastica. Una circostanza dovuta a latte troppo acido in partenza o a una eccessiva acidificazione in lavorazione così come anche una dose di caglio eccessiva.
La causa può derivare però anche dalle condizioni dei locali di stagionatura e conservazione con temperature e umidità non idonee (l’alta temperatura di stufatura provoca un eccesso di spurgo). La disidratazione troppo veloce della superficie del formaggio , così come l'umidità troppo bassa della cantina e la presenza di correnti d’aria, dissecca la parte superficiale del formaggio, formando precocemente la crosta ed impedendo quindi la graduale perdita di acqua dall’interno della pasta.
Infestazione causata da acari (Tyrophagus ssp.) riducono i formaggi in una polvere rosso-grigiastra. In questa polvere si ritrovano, oltre ai frammenti di formaggio, anche gli escrementi e le spoglie dei parassiti.
Si manifesta normalmente in formaggi duri (o a pasta cotta) e semiduri (o a pasta semicotta) a media e a lenta stagionatura. Gli acari si sviluppano sia sulla crosta che all’interno del formaggio penetrando dalle fessurazioni.
Causano una elevata perdita di peso del formaggio stesso.
Il problema è legato alla pulizia delle assi e dei locali di stagionatura.
Infestazione da Mosca è una infestazione causata da un insetto alato (dittero), ovvero una mosca che prende il nome di Piophila casei.
Il formaggio infestato presenta dei fori a livello di crosta ed un aspetto cremoso all’interno, dovuto all’azione fortemente proteolitica svolta dalle larve dell’insetto che, annidandosi nel prodotto, rendono molle la pasta del formaggio che assume sapore intenso e molto piccante. Il ciclo del parassita è breve, le larve impupano sviluppando nuove mosche. Il difetto si manifesta normalmente in formaggi duri (o a pasta cotta) e semiduri (o a pasta semicotta) a media e a lunga stagionatura. La mosca si sviluppa sia sulla crosta che all’interno del formaggio.
Erroneamente alcuni consumatori apprezzano il formaggio con i “saltarelli” (detto anche “formaggio che cammina”).
In alcune zone viene addirittura considerato come specialità locale.
Consideriamo però che se le larve dovessero essere ingerite vive, provviste di apparato boccale uncinato, possono ulcerare la mucosa gastrica. Per questo motivo è vietata la vendita del formaggio infestato dal parassita. Il problema si può arginare applicando opportunamente reti anti-mosche a porte e finestre e praticando opportuni trattamenti nei locali di lavorazione e stagionatura.
Terminiamo quindi nel dettaglio con i difetti "relativi" e vediamo di capirne le possibili cause.
Formazione di Muffe
Escludendo le cosiddette la presenza di muffe selezionate ( es Penicillium Roqueforti, oppure Penicillium Candidum ) che sono invece desiderate nei formaggi "erborinati" e/ o a crosta fiorita, se rimangono all’esterno del formaggio, le altre tipologie di muffe non sono quasi mai dannose e possono facilmente essere eliminate con il lavaggio periodico delle croste con acqua e sale, o anche con l’oliatura e la raschiatura delle forme.
Se però, le muffe penetrano all’interno della pasta a causa di bolle d’aria della pasta o screpolature o rotture della crosta, si può deterninare un grave danneggiamento aggravato dell’azione degli acari che si nutrono delle muffe e che penetrano nelle cavità dove esse sono presenti.
All'origine del problema muffe vi è l’eccessiva umidità (scarsa areazione) dei locali di maturazione e conservazione, oppure la scarsa pulizia delle assi e dei locali.
Provocano un grave deprezzamento del formaggio, attraverso i loro enzimi - o favorendo l’azione di quelli naturalmente presenti nella pasta (neutralizzazione dell’acidità
dell’ambiente) - provocano un’accentuata proteolisi che ne determina il rammollimento della forma.
Considerate infine che le muffe "indesiderate" alterano l’odore e il gusto del
formaggio (sgradevole di ammuffito).La Gessatura della pasta è un difetto di origine tecnologica determinato da differenti cause. La pasta del formaggio assume un aspetto friabile di colore troppo chiaro e dal sapore acido.
Si manifesta normalmente in formaggi molli e a pasta filata fresca, ma riguarda anche i formaggi duri e semiduri a media e a lenta stagionatura.
Il difetto risulta evidente nel corso della stagionatura del prodotto, in particolare durante la fermentazione (acidificazione eccessiva) evidenziando mancanza di elasticità e coesione della pasta.
Nel caso di alcuni formaggi però la gessatura al centro ( cuore) del formaggio non rappresenta un difetto (es. Quartirolo, Stracchino all’antica) mentre è persino un pregio della Toma del Lait brusc piemontese.
Il difetto è legato a latte troppo povero di grasso, all’eccessiva acidità del latte di partenza, alla forte acidificazione della pasta, all’uso di eccesso di fermenti selezionati o di siero-innesto, alla cottura della cagliata a temperatura troppo elevata, alla rottura troppo rapida della cagliata, allo spurgo eccessivo o a temperatura troppo elevata, all’eccesso di sale.
La Colatura (Stracchinaggio) con rottura della crosta e fuoriuscita della pasta interna, molle (in quanto molto proteolizzata) e ricca di siero, può avvenire durante la maturazione.
Un difetto dovuto all’ uso di caglio con troppa pepsina (azione proteolitica troppo spinta), spurgo insufficiente del siero (che provoca la continuazione della fermentazione causando proteolisi accentuata) oppure anche da una rottura troppo grossolana della cagliata e/o a temperature troppo basse nei locali di stufatura .
La colatura risulta invece "desiderata" nel caso di formaggio fresco tipico romagnolo, lo "Squacquerone".
L’occhiatura non è un difetto quando , uniformemente distribuita nella pasta, in generale piccola e regolare .
Fa eccezione l'Emmental ( e similiari) dove l'occhiatura desiderata è generata da Propionibacterium freudenreichii
Per assurdo viene considerato formaggio "difettoso" quello con assenza di occhiatura tipica in quanto tale situazione comporta l’appiattimento del gusto per riduzione delle attività fermentative (senza fermentazioni non si producono composti aromatici).
Altro difetto abbastanza grave di occhiatura è rappresentato dalla presenza di una occhiatura fine, uniforme ma molto diffusa. La pasta non è omogenea e ciò è avvertito durante la masticazione. Il gusto è alterato dai prodotti delle fermentazioni (in particolare acido propionico).
Le cause sono da cercare principalmente nella scarsa qualità igienica del latte di partenza (presenza di batteri coliformi) e da una scarsa attenzione allo spurgo della cagliata.
Colori anomali della crosta sono attribuibili a batteri del genere Pseudomonas contaminanti l’acqua utilizzata per il lavaggio delle attrezzature (blu, come nei noti casi a carico di mozzarelle, verde-blu, rossa) o a cocchi pigmentanti che causano una colorazione rossa e provengono dalla contaminazione del sale marino utilizzato.
Sempre sulla crosta possiamo trovare una serie di batteri che causano colorazioni nere-grigiastre Cladosporum herbarum (anche all’interno del formaggio), Batterium denigras, Bacillus mesentericus e muffe (Monilia nigra). La pasta può assumere colore verde-azzurro per presenza di muffe Penicillium glaucum o roqueforti (normali negli erborinati) e dal rame proveniente dal latte rimasto in contatto con contenitori o utensili mal stagnati (dopo il taglio è visibile soprattutto l’azzurro).
La colorazione biancastra è legata a una salagione scorretta, e non uniforme o a salamoia troppo fredda o a una rottura non omogenea della cagliata che produce una venatura simile al marmo ( formaggio marmorizzato). La colorazione rossa o rossastra della pasta è dovuta a presenza micrococchi e ifomiceti (sapore inalterato) o a Streptococcus faecalis.
Il difetto si evita rinnovando la salamoia o pastorizzandola, migliorando l’areazione dei locali, pulendo i formaggi, curando la qualità dell’acqua (metalli, Pseudomonas).
Unghia.
Nel gergo caseario l’ “unghia” è una crosta eccessivamente spessa e secca. La crosta assume colore grigio risultando poco aromatica mentre il sottocrosta è eccessivamente salato. Il difetto è causato da un eccessiva salatura, dall'areazione eccessiva dei locali che disidrata troppo rapidamente la crosta, dalle elevate temperature che provocano un eccesso di trasudazione del grasso.
Va ricordato che un’unghia spessa, accompagnata da una crosta dalla superficie molto irregolare (che, comunque determina uno scarto elevato se non viene consumata), oltre alla presenza di muffe policrome derivano anche dalla trascuratezza di cure del formaggio in stagionatura.
Sfoglia.
Si definisce difetto di sfoglia, quando la pasta all’interno del formaggio presenta fessurazioni parallele. E’ legato ad una pasta troppo disidratata e demineralizzata (poco elastica). Le cause sono da ricercare nell’eccessiva acidità del latte di partenza o ad una eccessiva acidificazione della pasta, ad eccesso di caglio, ad una coagulazione veloce, ad eccesso di spurgo, a salatura troppo prolungata, a correnti d’aria e variazioni di temperatura nei locali di stagionatura.
Resto disponibile ad approfondire eventuali problematiche.
Alla prossima.
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Risposta al commento di Chiara Talia
Grazie dei complimenti Chiara! L'idea di scrivere su questo blog era stata inizialmente limitata dal fatto di condividere esperienze e informazioni tra "appassionati" del settore. Scopro invece sempre più frequentemente l'interesse da parte di studenti e sono ben lieto di poter contribuire alle loro necessità di informazione. In bocca al lupo per l'esame!
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Risposta al commento di Lorenzo Reali
Grazie per l'interesse. La colorazione rossa o rossastra della pasta è dovuta alla presenza micrococchi e ifomiceti o a Streptococcus faecalis. La contaminazione solitamente proviene dalla salamoia o dal sale utilizzato di scarsa qualità.
sabato 19 dicembre 2015
A tutto Burro....
Salve a tutti,
riporto di seguito un'interessante articolo redatto da IL LATTE ( Tecniche nuove)
link http://www.lattenews.it/a-tutto-burro/
Secondo la Commissione europea (fonte: rapporto “Prospettive per i mercati e il reddito agricoli Ue nel 2015-2025”, dicembre 2015), l’aumento della produzione di latte e di SMP ( Latte scremato in polvere)
si tradurrà in una maggiore produzione di BURRO per 2,6 milioni di tonnellate entro il 2025 (+12% rispetto al 2015).
Tuttavia, mentre in passato la valorizzazione di tale materia grassa era considerata un peso, recentemente si è verificata un’inversione di tendenza nell’Ue e nel mondo, tanto che negli USA i prezzi del burro sono saliti alle stelle nel 2014 e nel 2015.
Il mercato europeo è guidato per lo più dai consumi interni e, infatti, la rilevanza dell’export comunitario si è inesorabilmente affievolita nel tempo (rappresentava il 15% della produzione nel 2005, quando erano stati concessi i sussidi alle esportazioni, e quest’anno si attesterà al 6%, percentuale che dovrebbe rimanere stabile nel periodo di proiezione).Le vendite al dettaglio di BURRO sono aumentate di quasi il 20% negli ultimi 10 anni, soppiantando margarina e oli di semi/vegetali nelle preferenze dei consumatori, e un’analoga tendenza ha interessato anche la panna.
Più rilevante anche l'uso industriale di BURRO (pari a circa il 40% del consumo totale di burro) soprattutto per la produzione di BVP (Bread Viennoiserie Patisserie) e biscotti, che ne assorbono quasi la metà, e in misura minore anche per “processed cheese” e cioccolato.
Sull’onda delle preoccupazioni espresse da alcuni Stati membri in merito alla sostenibilità e salubrità dell’olio di palma, l'etichettatura obbligatoria dei grassi potrebbe portare l’industria alimentare a preferire il burro all’olio di palma per alcuni prodotti.
Pertanto, per il consumo di burro UE si prevede una crescita del 9% nel periodo 2015-2025, sino al livello di 4,6 kg pro capite. La crescita dovrebbe essere più celere nella Ue-N13, ma non sufficiente a colmare il divario: nel 2025 il consumo pro capite in tali Stati Membri raggiungerà i 3,9 kg pro capite, 1 kg in meno dell’Ue-15.
Le esportazioni di burro del 2015 dovrebbero riservare soddisfazioni, secondo la Commissione, con un volume di circa 150.000 tonnellate (+13% sul 2014).
Tra gennaio e settembre, in particolare, sono raddoppiate le esportazioni di BURRO verso gli Stati Uniti anno su anno e un rialzo si è verificato anche in quelle dirette in Medio Oriente e Cina. Tali risultati sono imputabili alla consistente offerta comunitaria, alla domanda statunitense, alla debole presenza degli USA sul mercato mondiale e a un euro competitivo rispetto al dollaro.
Nel periodo 2015-2025, gli Stati Uniti dovrebbero riprendere le esportazioni in grande stile ma senza minacciare il primato della Nuova Zelanda che controlla poco meno del 50% del commercio mondiale. Le esportazioni dell'UE dovrebbero attestarsi a 210.000 t.
Analogamente a quanto accaduto per il latte scremato in polvere, un regime di aiuto all'ammasso privato è stato avviato nel settembre 2014. Nonostante gli ingenti quantitativi del regime (quasi 135.000 tonnellate nel 2015), le scorte di fine anno non dovrebbero essere molto maggiori di quelle registrate nel 2014 (+10.000 t) e probabilmente saranno esaurite nel corso del 2016. Non è stato offerto burro al regime di intervento.
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Intanto prepariamoci alle prossime festività cercando di degustare una fetta di un buon Panettone / Pandoro ( fatto con dell'ottimo burro!)
Alla prossima!
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